La Grecia ha i giorni contati (letteralmente)

Dodici giorni per scongiurare il peggio. Angela Merkel e François Hollande hanno comunicato ad Alexis Tsipras che entro 12 giorni, appunto, si dovrà raggiungere un’intesa che consenta lo sblocco di 7,2 miliardi di aiuti. Atene è in gravissima crisi di liquidità e rischia di non poter pagare pagare stipendi e pensioni senza questi soldi.

Dal Grexit al Brexit. Che fine fara' l'Unione EuropeaLa cancelliera tedesca non poteva essere piu' chiara: «Bisogna accelerare», occorre trovare una soluzione entro «fine di maggio. I colloqui devono essere accelerati e ci auguriamo che il Gruppo di Bruxelles possa fare chiari progressi perché l'accordo di febbraio era che un programma sarebbe stato avviato entro la fine di maggio». Anche Hollande è sulla stessa lunghezza d'onda».

La pressione su Tsipras insomma continua a salire mentre nei prossimi giorni i due leader incontreranno Tsipras a Riga in Lettonia.

Sembra incredibile che dopo 4 mesi di estenuanti negoziati, incontri e innumerevoli riunioni le due parti non sono ancora riuscite a trovare un punto d’incontro.

A febbraio il peggio era stato scongiurato spostando a fine maggio il termine entro il quale giungere a un’intesa sblocca-fondi con la Grecia e concedendo un’estensione del piano di aiuti di 4 mesi. Ora quel tempo sta per scadere davvero e la soluzione appare ancora molto, troppo lontana, come ha detto il presidente dell'Eurogruoppo, Jeroen Dijsselbloem: «improbabile questa settimana» il raggiungimento di un’intesa.

La Borsa di Atene pero' è in piena ripresa e oggi ha chiuso in rialzo del 2,6 per cento mentre i rendimenti sui titoli di Stato decennali ellenici sono scesi all’11% dai massimi delle ultime due settimane. Sembra quindi che i mercati stiano scommettendo che la partita si chiuderà a favore di Atene.

Le conseguenze di un Grexit per la Grecia sarebbero devastanti: Atene si troverebbe a dover gestire una disoccupazione di massa e sarebbe costretta a nazionale le banche, a svalutare sensibilmente la nuova valuta adottata, per facilitare gli investimenti e a imporre severi controlli sul movimento dei capitali. Allo Stato, come alle imprese greche, sarebbe poi del tutto precluso l’accesso al mercato dei capitali stranieri e l’impossibilità di contrarre debiti per un numero prolungato di anni, imboccando facilmente la strada del collasso economico.

Nel frattempo a Londra...

La partecipazione britannica alla costruzione europea è stata sempre ambigua e condizionata e la vittoria di Cameron alle ultime elezioni non cambia la questione del rapporto difficile tra Gran Bretagna e UE. Anzi.

Il trionfo di David Cameron si è compiuto e adesso la battaglia politica si trasferisce da Londra a Bruxelles: nel 2017 ci sarà il tanto temuto referendum sull’adesione all’UE. L'analisi del voto svela un fronte antiUe potenzialmente molto agguerrito. Il Primo Ministro lo ha promesso e adesso la Brexit diventa una possibilità concreta. Anzi, Molti nel suo partito e nelle fila dell'opposizione laburista lo incoraggiano ad accelerare e anticipare la data fatidica al 2016.

Deutsche Bank avrebbe avviato, secondo le indiscrezioni raccolte dal Financial Times, le procedure preliminari per trasferire fuori dalla City una parte delle sue attività. . Altri grandi gruppi bancari internazionali come la HSBC hanno già messo allo studio ipotesi analoghe, a quanto si è appreso nelle ultime settimane. Previsione Impatto Brexit sull'economia Gran Bretagna

Deutsche Bank, che impiega 9mila persone nel distretto finanziario di Londra, è la prima banca a muovere passi concreti per misurarsi con l’ipotetico addio britannico alla Ue. Ma sono in tanti a preoccuparsi. Da qualche tempo le maggiori istituzioni finanziarie internazionali mettono in guardia Downing Street sul fatto che il divorzio da Bruxelles avrebbe ricadute gravi per i servizi finanziari del Paese, una quota chiave dell’economia nazionale. Per le grandi banche sarebbe impossibile utilizzare Londra come hub per le operazioni europee qualora l’uscita dall’Ue fosse traumatica.

Peserà molto l'azione delle lobby, dalle imprese alle banche che temono, più di qualsiasi altro scenario, l'addio di Londra da Bruxelles.