Il nuovo piano 2015 proposto da UnicreditIn una situazione bancaria così altalenante, dove molte banche, in questi ultimi periodi, hanno proposto piani a dir poco drastici, Unicredit cerca di risollevare la sua posizione attraverso un nuovo programma. Il nuovo piano è stato presentato recentemente ma non comprenderà solamente questi ultimi mesi del 2015 poiché, secondo le dichiarazioni della stessa banca, avrà ricadute fino al 2018. Unicredit continua ad essere una tra le maggiori banche del sistema italiano e nonostante l’attuazione di questa nuova strategia, che sta continuando a generare un malcontento generale, soprattutto nei confronti della categoria dei lavoratori, si potrebbe riuscire ad eliminare qualche “spreco” in più per equilibrare nuovamente il posizionamento della banca. Proprio in riferimento a questo fatto, bisogna dire che gli azionisti (sia grandi che piccoli) hanno potuto almeno festeggiare la notizia di non dover fronteggiare nuove richieste di capitali. Il Ceo ha comunque rassicurato tutti riguardo i suoi paramenti patrimoniali, nello specifico sulla loro vigilanza “sistematica”.

Cosa prevede questo piano?

Abbiamo già accennato in precedenza che questo piano industriale non prevedrà nemmeno in minima parte aumenti di capitali esterni alla banca, poiché sarà esclusivamente autofinanziato. Il programma strategico è già stato approvato e fonda le sue basi su particolari punti che andiamo adesso a vedere nel dettaglio:

  • I primi due pilastri, che in qualche modo andranno eliminati, o per lo meno sfoltiti, riguardano in primo luogo la riduzione dei costi operativi, che comprenderà il licenziamento di circa 18.200 dipendenti (tra i quali addirittura 6.900 in Italia) con un risparmio atteso di 1,6 miliardi ed in secondo luogo il piano di ristrutturazione. Quest’ultimo, da attuarsi entro e non oltre il 2016, tratterà i business che rendono meno come ad esempio il leasing in Italia, la controllata in Ucraina ed infine alcuni reparti bancari in Austria.
  • Un altro punto importante sarà il passaggio di tutti i reparti dell’ Europa dell’est, che precedentemente erano controllati secondo una struttura di sub-holding austriaca, e che adesso faranno capo esclusivamente alla holding principale (chiamata in economia aziendale “capogruppo”). Infine attraverso un forte investimento di circa 1,2 miliardi di euro si andrà a rafforzare la crescita digitale in quanti più settori possibili.

C’è da aggiungere che Unicredit è una delle banche più avanzate per quanto riguarda sia la tecnologia sia l’uso della banca via internet (che dà la possibilità ai clienti di operare comodamente attraverso il proprio telefono e di poter prelevare in qualsiasi bancomat avvicinando il dispositivo abilitato). Parlando di cifre, la banca è intenzionata a raggiungere 5,3 miliardi di utile netto ed un ROE dell’11% entro e non oltre la fine di questo piano triennale. Buone notizie arriverebbero in questo modo anche per gli azionisti che avrebbero una distribuzione dei cosiddetti dividendi pari al 40% degli utili.

I primi nove mesi di Unicredit nel 2015

Il Ceo Federico Ghizzoni si ritiene molto fiducioso riguardo la buona riuscita di questo piano autofinanziato e, alla presentazione del programma, ha anche dichiarato di trovarsi in una situazione molto difficile soprattutto per il contesto economico italiano. A spaventare le banche, ma soprattutto il mercato, è sia il rallentamento intenrazionale sia i tassi d’interesse arrivati ai minimi storici. Andando ad esaminare gli ultimissimi dati proposti dalla banca possiamo notare come, rispetto allo stesso periodo del 2014, il terzo trimestre si sia chiuso con un utile di 507 milioni di euro. Questi dati continuano perciò ad essere abbondantemente sopra le aspettative degli analisti che erano stabili sui 431,6 milioni. Per quanto riguarda questi primi mesi del 2015, sempre in riferimento all’utile netto, Unicredit ha superato quota 1,9 miliardi, senza considerare altri componenti straordinari di circa 400 milioni.

 In ultima analisi è doveroso ricordare che la banca italiana ha da poco concluso un accordo di integrazione tra Pioneer Investments e Santander Ama che siglerà la nascita di una nuova società leader nel settore management. Secondo una nota, entrambe le parti avvieranno tutte le pratiche di autorizzazione, riguardanti anche le autorità di controllo, per riuscire a concludere l’accordo entro un anno da adesso.

Titolo Unicredit nella borsa italiana

In questo contesto così contrastante Piazza Affari non ha premiato il titolo Unicredit, che ha segnato percentuali in discesa dovute da una serie di fattori esterni all’azienda. Il malcontento risiede soprattutto tra i dipendenti che adesso possono solo sperare di non far parte di quei 18.200 che a breve dovranno abbandonare il proprio posto di lavoro. Sono in molti però a pensare che, grazie a questo piano strategico totalmente autofinanziato dalla stessa banca dal punto di vista interno, le sorti di Unicredit potrebbero prendere una strada di risalita positiva, soprattutto in un periodo di tempo lungo. Qualora si decidesse di puntare su una situazione di discesa del prezzo del titolo oppure di aumento dello stesso, in un periodo più lungo, Internet offre la possibilità di farlo grazie alle piattaforme di negoziazione.

In particolare possiamo ricordare uno dei metodi più utilizzati in questi ultimi tempi sia per la sua praticità sia per la sua convenienza all’interno dei sistemi online: stiamo parlando dei contratti per differenza denominati anche CFD. In conclusione ricordiamo che, grazie ai bassi costi di commissione, questo ​sistema si dimostra valido anche nelle negoziazioni lampo ovvero quando si aprono e poi chiudono posizioni in tempi brevissimi.

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