L’EUR/USD è apparso appesantito in Asia e si è mosso all’interno della stretta fascia compresa fra 1,3742 e 1,3760.

La coppia USD/JPY è salita a 103,92, massimo da cinque anni, dopo che la produzione industriale di ottobre ha superato le attese del mercato. Chiaramente ha aiutato anche il rialzo dei rendimenti USA. La produzione industriale giapponese è cresciuta del 5,4% su base annua (a fronte del 4,7% del mese scorso). Il superamento di 103,74 (precedente massimo da 5 anni) ha innescato un rally di stop, anche se poi le offerte prima di 104,00 hanno frenato il rialzo a Tokio. A livello tecnico, ieri l’USD/JPY ha chiuso sopra 103,25, facendo tornare in territorio positivo l’indicatore MACD. Sebbene oggi le scommesse legate alle opzioni siano contrastanti, intorno a 103,25/50 vediamo scadenze consistenti. In caso di chiusura settimanale superiore a 103,20, manterremo la nostra impostazione rialzista sull’USD/JPY. Analogamente, l’EUR/JPY è salito a un nuovo massimo pari a 142,83. Anche se l’indice RSI è in zona d’ipercomprato (77%), permangono ordini di acquisto sopra 142,00.

In Australia, ieri l’AUD/USD è sceso a 0,8914, dopo che il governatore della RBA Stevens ha detto che preferirebbe che la coppia scendesse a 0,8500. I commenti del primo ministro Abbott, secondo cui gli otto miliardi di AUD dati alla RBA potrebbero essere utilizzati per ulteriori interventi, hanno pesato ulteriormente sul dollaro australiano (N.B.: stando ai dati ufficiali, la RBA è già intervenuta vendendo una quantità di AUD molto superiore al necessario nel mese di ottobre). I commenti accomodanti sull’AUD e il momentum ribassista dovrebbero continuare a esercitare forti pressioni a vendere sulle coppie la cui valuta base è l’AUD. Il prossimo supporto chiave per l’AUD/USD si trova a 0,8850 (minimo dell’anno). L’AUD/NZD è sceso a nuovi minimi pari a 1,0829, infrangendo al ribasso il supporto a 1,0865 (minimo del 2007). Il prossimo supporto chiave è lontano, a quota 1,0648, minimo raggiunto nel 2008. L’AUD/NZD è chiaramente ipervenduto (RSI al 23%), si prevede una correzione al rialzo, le barriere legate alle opzioni di oggi s’intravedono a 1,0980, 1,1000 e 1,1025. In Nuova Zelanda, la coppia NZD/USD è scesa a 0,8193, nonostante l’espansione più rapida del manifatturiero nel mese di novembre. Rimaniamo rialzisti in caso di chiusura sopra 0,8171 (media mobile a 100 giorni).

L’EUR/USD è apparso appesantito in Asia e si è mosso all’interno della stretta fascia compresa fra 1,3742 e 1,3760. Gli indicatori di trend e momentum rimangono agevolmente in territorio positivo, anche se i tori saranno sotto pressione in scia all’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA. I rendimenti dei decennali americani sono saliti al 2,8848%, massimo della settimana (rispetto al 2,92% raggiunto dopo la pubblicazione del dato NFP venerdì scorso). Il supporto si trova in area 1,3700/30, se infranto, dovrebbe far scendere l’EUR/USD a 1,3615/20, resistenza precedente alla pubblicazione del dato NFP.

Oltremanica, il fallito tentativo di superare 1,6420 ha fatto scendere il cable a 1,6321 a New York. L’indicatore MACD è diventato negativo, e ciò significa che, in caso di chiusura inferiore a 1,6395, è prevedibile una correzione più marcata. L’EUR/GBP trova buone richieste a 0,8390/0,8400 e manteniamo strategicamente la nostra impostazione rialzista.

Questo venerdì, l’attenzione è puntata su: indice dei prezzi all’ingrosso m/m e a di novembre in Germania; retribuzioni terzo trimestre (dato definitivo) in Francia; IPC m/m e a di novembre in Spagna; indice dei prezzi alla produzione e all’importazione m/m e a di novembre in Svizzera; debito pubblico generale di ottobre in Italia; produzione del settore costruzioni m/m e a di ottobre nel Regno Unito; occupazione t/t e a terzo trimestre nell’Eurozona; IPP m/m e a di novembre negli Stati Uniti.

Venerdì, 13 Dicembre, 2013
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