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Torna la propensione al rischio per effetto delle poche notizie

Lunedì, 06 Giugno, 2016

Durante la seduta asiatica è tornata la propensione al rischio, perché è rientrato il clamore per un potenziale rialzo del tasso a giugno dalla Fed. Tuttavia, sull’onda dei verbali della riunione del FOMC più aggressivi, i membri della Fed hanno continuato a fornire messaggi a favore di un rialzo. Il presidente della Fed di New York William Dudley ieri ha detto che “l’economia USA potrebbe essere abbastanza forte da sostenere un rialzo del tasso d’interesse a giugno o luglio”. Il presidente della Fed di Richmond Jeffrey Lacker ha confermato che gli USA sono in salute, affermando che le ragioni a favore di un rialzo sono “forti”. Ciò nonostante, il sondaggio sul manifatturiero della Fed di Philadelphia e le domande iniziali di disoccupazione sono risultati più debole del previsto, evidenziando l’instabilità dei dati economici di recente pubblicazione. L’indice VIX è sceso di nuovo a 16,33 dai massimi di ieri a 17,65, mentre l’indice DXY è calato dal massimo a 95,90 a 95,28. Gli indici regionali asiatici sono cresciuti diffusamente, l’Hang Seng ha fatto segnare i rialzi maggiori, a +1,13%.

Il greggio si è stabilizzato intorno ai livelli a 48,65 USD sull’onda delle preoccupazioni per gli incendi in Canada e le interruzioni alla produzione in Nigeria, che hanno dato alle valute legate alla materie prime un po’ di respiro dalle recenti pressioni a vendere. La debolezza dei prezzi dell’oro e del rame suggerisce, però, che la ripresa sarà passeggera. I rendimenti dei titoli USA a scadenza breve sono scesi dai massimi recenti, i rendimenti dei titoli a due anni hanno ceduto 3 punti base, attestandosi allo 0,88%. L’USD si è indebolito contro le valute G10 e dei mercati emergenti, ma i volumi sono stati scarsi. Poiché nel calendario degli appuntamenti economici di venerdì non c’è quasi nulla, è improbabile un’operatività direzionale basata sul breakout (rottura di livelli critici). Nonostante il calo dei rendimenti USA, lo yen è stato interessato da nuove vendite perché Kuroda ha fornite le minacce ormai note e perché ci si aspetta una divergenza fra le politiche. L’USD/JPY è salito gradualmente da 109,85 a 110,26, gli operatori mirano alla resistenza a 110,21, costituita dalla media mobile a 55 giorni.

Venerdì, 20 Maggio, 2016
 

 

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