I mercati valutari si concentrano soprattutto sull’annuncio del FOMC della prossima settimana.

I mercati valutari si concentrano soprattutto sull’annuncio del FOMC della prossima settimana. Diffusi riposizionamenti trainano i mercati in vista della riunione del 17-18 dicembre. Mentre i titoli del Tesoro USA hanno toccato un massimo settimanale pari al 2,8894%, i tori dell’USD rimangono titubanti. Oggi l’indice DXY testa i massimi settimanali pari a 80,30/35; secondo noi c’è spazio per un ulteriore momentum rialzista a partire dalla prossima settimana. Se euro e sterlina perdono terreno contro l’USD in scia alle prospettive di una Fed falco, Stevens (RBA) ha soffocato il tentativo al rialzo dell’AUD/USD, affermando che preferirebbe l’AUD a 85 centesimi contro l’USD.

Terminata la pazienza di Stevens

Pare che la pazienza dell’Australia nei confronti di un AUD “sopravvalutato” stia finendo. Dopo i ripetuti tentativi falliti intrapresi dal governatore della RBA Stevens per allentare le pressioni al rialzo sull’AUD attraverso interventi verbali, le consistenti vendite di AUD di ottobre rappresentano il primo avvertimento concreto che Stevens fa sul serio quando dice di voler combattere la forza dell’AUD. Nel suo intervento di ieri, Stevens ha fatto scendere l’AUD/USD a 0,8914, dichiarando che preferirebbe che il cambio fosse a 0,8500. I commenti di rincalzo del primo ministro Abbott, secondo cui gli 8 mld di AUD dati alla RBA dovrebbero essere utilizzati per interventi aggiuntivi, hanno spazzato via le esitazioni sulla direzione più generale dell’AUD. A livello tecnico, è stato fermato il tentativo del MACD di testare il trend positivo, che rimarrà invece in territorio ribassista in caso di chiusura settimanale inferiore a 0,9075 (stando all’analisi del MACD a 12-26 giorni).

Contro il dollaro neozelandese, l’AUD continua a indebolirsi, scendendo a nuovi minimi. L’AUD/NZD ha infranto al ribasso il supporto a 1,0865 (minimo del 2007), il prossimo supporto è lontano, a quota 1,0648 (picco al ribasso del 2008). Malgrado le condizioni d’ipervenduto (RSI 23%), il rialzo viene frenato dalle offerte legate alle opzioni a 1,0980, 1,100 e poi 1,1025.

Rendimenti USA più alti in vista del FOMC di dicembre

I rendimenti dei decennali del Tesoro americano sono saliti al 2,8894%, massimo dall’impennata al 2,92% registrata venerdì scorso dopo la diffusione del dato NFP, e l’impostazione è rialzista in vista della riunione del FOMC del 17-18 dicembre. Si prospetta una Fed falco, considerando il miglioramento dei dati occupazionali USA negli ultimi due mesi. Sebbene si preveda una Fed aggressiva, per tutta la settimana i tori dell’USD sono rimasti defilati. I mercati segnalano apertamente di essere pronti a un avvio del tapering della Fed già da dicembre. C’è un’ampia gamma di opinioni su ciò che è lecito aspettarsi dall’ultima riunione presieduta da Bernanke.

C’è chi dice che la Fed dovrebbe avviare la riduzione di acquisti di bond a dicembre con una cifra “simbolica” (senza poi fornire altri dettagli sull’ammontare “simbolico”), dando a Yellen la libertà di fare un passo indietro se la situazione economica dovesse peggiorare in futuro. Dal punto di vista politico, la Fed potrebbe essere tentata di dare inizio al tapering già dalla prossima settimana, per dare prova della continuità di vedute fra il presidente uscente della Fed Bernanke e Yellen, che guiderà la banca da gennaio. Tuttavia, considerando le condizioni di scarsa liquidità di fine anno, ci preoccupa un po’ l’elevata volatilità che una mossa del genere potrebbe innescare sulle piazze finanziarie globali. E questo non è un effetto collaterale desiderato. Altri ritengono che il processo di ritiro degli stimoli del QE dovrebbe essere lasciato interamente a Yellen e definito considerando i nuovi equilibri politici all’interno del FOMC, alcuni parlano del duo Yellen-Fisher come polo decisivo. Infine, molti partecipanti preferiscono puntare su un avvio del tapering a marzo, perché ritengono che due mesi di buone cifre NFP (superiori alle 200.000 unità) non siano sufficienti per giungere alla conclusione che sia in atto una solida ripresa del mercato del lavoro. Rimane la questione del tetto del debito pubblico che, secondo noi, preoccupa chi teme un nuovo shutdown del governo all’inizio del 2014. Durante la sua audizione al Congresso di novembre, la nuova presidente della Fed Yellen aveva detto esplicitamente che la Fed dovrebbe continuare a sostenere la liquidità, finché si riterrà che la ripresa sia debole.

Sui mercati valutari, oggi EUR/USD e GBP/USD appaiono appesantiti. I tori dell’EUR stanno perdendo slancio e il sentiment intorno al cable si sta indebolendo. Una chiusura giornaliera inferiore a 1,6395 dovrebbe generare una correzione al ribasso più marcata, sotto 1,6300 si sta formando pressione a vendere.

Venerdì, 13 Dicembre, 2013