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Tanti fronti aperti

Venerdì, 13 Febbraio, 2015

Non più tardi di 24 ore fa descrivevamo in questa sede come la volatilità si stesse manifestando a sprazzi, nel momento in cui non vi era un chiaro e preciso tema che guidasse il mercato nel suo complesso e coadiuvasse l’analisi tecnica con un qualche riferimento correlativo. Ciò che non era facile attendersi era che quel tema si creasse a sfavore del dollaro americano; laddove dunque tra i pochi punti saldi vi era forza del greenback come dimostrato dalla price action del FXCM Dow Jones Dollar Index che, dopo aver tecnicamente confermato l’appoggio sul supporto a 11.830 punti, era poi risalito verso nuovi massimi assoluti a 11.885 punti, nella giornata di ieri si è sviluppata una massiccia e concertata vendita di dollari Usa solo “vagamente suggerite da potenziali sviluppi di pattern di divergenze ribassiste tra prezzo ed oscillatore stocastico” per autocitarci. Lo stesso indice sintetico ha visto violare il famoso supporto citato a favore di ulteriori violazioni al ribasso anche di area 11.785 il quale rappresenta un punto molto caldo anche da grafico giornaliero per eventuali ripartenze up: tra 11.750 e 11.780 sussiste infatti un’area di supporto decisiva per mantenere il contesto bullish del dollaro per i prossimi giorni. L’inizio dei “problemi” per il biglietto verde sono cominciati dalla mattina con i rumours che hanno riguardato la Bank of Japan la quale avrebbe dichiarato come la possibilità di ulteriori stimoli monetari possa perfino rivelarsi controproducente. In tutta franchezza è un’ipotesi che neanche noi consideravamo sul piatto, dopo le manovre di allentamento monetario articolatesi tra fine 2012, la prima metà del 2013 e rafforzate nell’ottobre scorso; probabilmente il fatto di escluderlo in maniera netta ed addirittura di dichiarare l’opportunità di implementarne di ulteriori è stato mal digerito dagli operatori i quali non hanno esitato a vendere dollari e comprare yen sulla scia anche di logiche prese di profitto. Va detto che sul fronte UsdJpy, sotto area 118,35 si rientrerebbe nella fase congestiva che aveva caratterizzato il prezzo nelle ultime settimane proprio fino a venerdì scorso, data di pubblicazione sui dati del mercato del lavoro negli Stati Uniti. Perciò le ripartenze proprio da quel livello sono plausibili e vanno monitorate da vicino. La perdita di terreno del dollaro è poi proseguita con il report sull’Inflazione della Bank of England che ha portato ad importanti reazioni a favore di pound ed ancora una volta a sfavore di greenback. Molto diverso dalle recenti uscite è stato infatti il wording dell’istituto centrale britannico nel momento in cui si è chiaramente parlato di possibilità di taglio dei tassi di interesse e di espansione del Quantitative Easing se dovessero materializzarsi rischi di deflazione. Uno scenario dunque quasi ribaltato se si pensa che fino al mese scorso la discussione in seno al Board aveva nella possibilità di un rialzo dei tassi (e QE naturalmente invariato) il suo nodo centrale e motivo di spaccatura con i dissidenti Weale e MacCafferty. La BoE ha infatti ravvisato seri rischi per l’inflazione stagnante con delle stime che vedrebbero nel 2015 valori di +0,5% contro le ben più rosee previsioni precedenti di +1,4% e soprattutto ha palesato a chiare lettere come allo stato attuale i primi rialzi dei tassi siano da rimandare al terzo trimestre del 2016. Ci si poteva aspettare una reazione ben diversa dalla sterlina la quale è prepotentemente salita: se si pensa che fino al mese scorso appunto si ragionava in termini di vicini ritocchi al rialzo dei tassi, invece rimandati di oltre un anno è ben chiaro il perché. Diciamo che la salita può essere stata spinta dal fatto che a fronte di ipotesi QE maggiorato e taglio tassi su una situazione che dovesse deteriorarsi, comunque si sia detto con chiarezza che i tassi saliranno dal 2016. Il segnale long anche su base daily del cambio Gbpusd sembra dunque materializzatosi e ne parleremo a breve nella sezione tecnica. Ricordiamo per la cronaca, riferendoci all’attivismo delle banche centrali, come quella svedese abbia portato in negativo il tasso di riferimento da 0 a -0,10%, con dunque ulteriori deprezzamenti della corona svedese che non si sono fatti attendere. Ulteriore impulso alla debolezza di dollaro è giunto dalle Vendite al Dettaglio degli Stati Uniti del pomeriggio di ieri, mentre restano più che vivi i temi della questione greca e delle tensioni internazionali in Ucraina (e Medio Oriente), ma tali eventi li possiamo ascrivere perlopiù alla categoria degli elementi esogeni in grado di fornire volatilità di breve più che topic che possano andare a riflettersi sui prezzi in maniera robusta nel tempo. Ovviamente, escludendo ad ora gli scenari peggiori come dimostrano i primi cenni di distensione sul fronte ucraino. Riportiamo perciò quanto detto ieri, che riteniamo non vada assolutamente dimenticato: “E’ del tutto evidente che sviluppi drammatici come l’uscita della Grecia dalla moneta unica piuttosto che l’inizio ufficiale di un’ escalation di guerra andrebbero a inferire colpi fatali ai mercati con ondate di avversione al rischio che andrebbero ad innescarsi in maniera operativamente pericolosa. Ma ribadiamo che in ottica di trading sui mercati sono situazioni di impossibile previsione e ciò deve sollecitare tanto più ad un utilizzo accorto della leva finanziaria, alla ricerca di precisi e rilevanti punti tecnici sui quali lavorare e dunque al privilegiare posizionamenti degli stop loss non troppo ravvicinati pena l’essere spazzati via dal mercato per spike casuali del mercato e non per aver fallito la direzione del prezzo. Monitoriamo infine le Borse che tuttavia stanno mostrando ancora grande tonicità con livelli estremamente elevati toccati anche dai listini americani negli ultimi giorni. Anche in tal caso manteniamo perciò un’impostazione bullish.”

Venerdì, 13 Febbraio, 2015
 

 

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