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Moody's abbassa a negativo il giudizio sull’outlook del credito

Sabato, 09 Aprile, 2016


Il lungo processo di aggiustamento cinese verso la stabilizzazione

di Arnaud Masset

Già da un po’ la Cina ha perso il titolo di principale motore della crescita mondiale; l’economia cinese, infatti, continua ad adattarsi alla nuova normalità, e cioè a una crescita più lenta, puntando a una crescita generata dalla richiesta interna e non dalle esportazioni. Da metà del 2015, lo yuan è stato oggetto di pressioni crescenti, cedendo quasi il 6% contro l’USD, perché la PBoC è intervenuta per cercare di gestire la fase di debolezza dell’economia. Dal gennaio del 2015, la banca popolare cinese ha tagliato i tassi cinque volte, quello sui prestiti a un anno è sceso così al 4,35% dal 5,60%, anche il quoziente di riserva obbligatorio per le banche principali è stato abbassato cinque volte, dal 20% al 17%. Tuttavia, poiché il mercato prevede un’ulteriore flessione dell’economia cinese e si aspetta che la banca centrale cinese fornisca supporto all’economia, sviluppo che indebolirebbe lo yuan nel medio-lungo termine, gli investitori hanno iniziato prontamente a incassare. Di conseguenza, negli ultimi mesi la Cina ha assistito a massicci deflussi di capitale, che hanno fatto sciogliere le sue riserve di valuta straniera come neve al sole.

In questo contesto – e non abbiamo ancora parlato della mastodontica economia di proprietà statale – la decisione di Moody’s di abbassare l’outlook del giudizio sul credito paese cinese da stabile a negativo (pur mantenendo l’investment grade a Aa3), non ha sorpreso granché. L’agenzia di rating ha sostenuto che la rapida flessione delle riserve di valuta straniera e le preoccupazioni crescenti sull’abilità della Cina di portare avanti gli aggiustamenti fiscali necessari per far fronte al nuovo contesto di debolezza della domanda globale ha giustificato l’outlook negativo. Considerando le cupe prospettive economiche della Cina, non ci sorprenderebbe un declassamento del credito paese già quest’anno. Sul fronte valutario, ci aspettiamo un ulteriore indebolimento dello yuan, perché la PBoC non avrà altra scelta se non allentare ulteriormente la politica monetaria, mentre il governo inizierà a creare condizioni fiscali più stringenti. Ne consegue che il deflusso di capitali dalla Cina non è ancora finito.

Mercoledì, 02 Marzo, 2016
 

 

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