Stando alle cifre sull’IPC pubblicate stanotte a Tokyo, i prezzi giapponesi sono cresciuti al ritmo maggiore dal 1982.

Il Rapporto semestrale sulla Stabilità Finanziaria del Regno Unito ha evidenziato i rischi generati dall’elevato livello di mutui nel Regno Unito e ha annunciato misure per frenare il boom sul mercato immobiliare. Nel suo intervento di ieri, Carney ha ripetuto che “senza un intervento di politica, c’è il rischio concreto di un indebitamento eccessivo delle famiglie”. La serie di misure macroprudenziali volte a raffreddare il mercato immobiliare include anticipi minimi e limiti di debito massimi per i mutui assicurati. A questo proposito, il Comitato di Politica Finanziaria (CPF) della BoE ha raccomandato di fissare un tetto alla proporzione dei mutui, pari a 4,5 volte il reddito, per un valore non superiore al 15% dei prestiti sulla nuova casa concessi dalla banca. I beneficiari di un prestito che non hanno ripagato i loro debiti dovrebbero essere respinti. Apparentemente, queste misure annunciate da Carney sono state abbastanza leggere da innescare una nuova ondata di domanda di GBP. In un’intervista televisiva dopo il CPF, Carney ha detto che “se avessimo imposto una restrizione pari a 3 volte, essa avrebbe riguardato più della metà dei mutui che vengono sottoscritti al momento”. “Ciò non solo rallenterebbe il mercato immobiliare, genererebbe un’inversione sul mercato, e avrebbe delle implicazioni sulla ripresa, a nostro avviso sarebbe troppo”. A margine, segnaliamo che, anche se la BoE non ritiene che il debito immobiliare sia un rischio immediato per la stabilità finanziaria (forse per non creare panico inutile sui mercati), i britannici detengono debiti per un valore di 1,28 trilioni di sterline sulle loro abitazioni, cifra che equivale circa al 75% del PIL della nazione. Giudicate voi.

Le restrizioni meno stringenti del previsto sono state percepite come un segnale di un rialzo anticipato del tasso della BoE? Forse. L’ambiguità del Comitato di Politica Monetaria (CPM) e le tante dichiarazioni dalla BoE non fanno che iniettare più volatilità sui mercati finanziari e le previsioni non possono essere incanalate in un percorso chiaro. A quasi un anno dall’inizio del suo governatorato, Pat McFadden, un membro del Comitato parlamentare del Tesoro, ha paragonato Carney a un “fidanzato inaffidabile” (!)

Le cifre definitive sul PIL britannico del Regno Unito hanno confermato le previsioni precedenti su base trimestrale, pari allo 0,8%; il PIL è cresciuto del 3,0% a (lievemente inferiore al 3,1% previsto). La coppia GBP/USD ha toccato brevemente quota 1,7016 (minimo infragiornaliero), riprendendosi poi rapidamente sulla flessione del deficit delle partite correnti nel primo trimestre (-18,5 mld GBP rispetto ai -22,4 mld GBP del trimestre precedente). Gli investimenti totali delle imprese sono aumentati in modo significativo per la quinta volta consecutiva (5,0% su base trimestrale, 10,6% su base annua rispetto al 2,7% e all’8,7% previsti), facendo registrare la fase d’espansione più lunga degli ultimi 16 anni. È una buona notizia per i falchi della BoE, visto che le questioni più importanti identificate di recente erano state il rallentamento delle esportazioni e la debolezza degli investimenti diretti esteri. La coppia GBP/USD è salita a 1,7052 dopo l’affinamento operato dagli operatori asiatici in scia al CPF e non ha sfidato i nuovi massimi dopo il PIL; la resistenza chiave staziona a 1,7063 (massimo 19 giugno). Nonostante le vendite aggressive di ieri, l’EUR/GBP rimane nella fase di ripresa rialzista. Vista la divergenza fra le prospettive nel Regno Unito e nell’Eurozona, prevediamo un rialzo limitato, le prime offerte s’intravedono prima della media mobile a 21 giorni (0,80456).

Basta sognare un nuovo stimolo dalla BoJ

Stando alle cifre sull’IPC pubblicate stanotte a Tokyo, i prezzi giapponesi sono cresciuti al ritmo maggiore dal 1982. Come previsto, a maggio l’IPC primario nazionale ha subito un’accelerazione del 3,7% a (rispetto al 3,4% di un mese fa) e la disoccupazione è scesa al 3,5% (dal 3,6% precedente). Il governo giapponese ha avvertito che a maggio le spese delle famiglie potrebbero subire un calo a causa del recente aumento dell’imposta sulle vendite, ma le spese, escluse auto e abitazioni, mostrano una tendenza al rialzo. Sull’onda della debolezza dell’USD, la coppia USD/JPY ha aperto vicino alla media mobile a 200 giorni (101,73) e poi è scesa a 101,32 (minimo del mese) dopo la pubblicazione dell’IPC. Dati i forti dati economici, la BoJ non ha motivo di aggiungere altri stimoli monetari e ciò frena le scommesse su un nuovo rally dell’USD/JPY e dei cross con lo JPY prima della fine dell’anno. L’inversione del rischio a un mese sull’USD/JPY è scesa bruscamente, a conferma del venir meno delle speranze di sfidare prezzi d’esercizio più alti.

Venerdì, 27 Giugno, 2014
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