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Inflazione debole in Cina: Banche centrali in allerta

Mercoledì, 14 Ottobre, 2015

Ancora la Cina al centro del tifone con l’inflazione che rallenta al 1.6% rispetto alle attese al 1.9% e infiamma nuovamente le preoccupazioni dei mercati sul rallentamento in atto in Asia. Anche l’indice dei prezzi alla produzione rimane debole, ma in linea con le stime degli analisti e mentre i prezzi delle commodities subiscono un’altra battuta d’arresto, anche la superstar della prima parte del mese, il petrolio, torna a ritracciare con il WTI che si riporta in area 47 USD/barile. Sul tema pesano, oltre alle dinamiche speculative legate alle preoccupazioni sulle economie emergenti, anche l’incrocio di domanda e offerta che vede il persistere di una situazione di sovrapproduzione.

Sul fronte europeo continua l’avvicendarsi dei commenti circa le prospettive di bassa inflazione e dilatazione dei tempi per il raggiungimento del livello obiettivo della BCE al 2.0%. Ancora una volta è Mersch a rassicurare sull’intenzione dell’istituto di Francoforte ad utilizzare ogni mezzo per dare ulteriore stimolo all’economia la cui ripresa sta scontando la debolezza proveniente dall’Asia.

Con queste prospettive sarà particolarmente rilevante la pubblicazione negli Stati Uniti del Beige Book di questa sera: il lavoro preparatorio al prossimo FOMC di fine mese, infatti potrebbe fornire ulteriori informazioni circa la determinazione della Federal Reserve di rialzare i tassi entro la fine del 2015. Tuttavia, sono sempre di più le voci discordanti: dopo Lael Brainard che lunedì ha sottolineato la possibilità di discutere tassi negativi, ha rincarato la dose il membro del FOMC Tarullo che preferirebbe attendere. E infatti anche i tassi dei fed-funds sono diminuiti nella giornata di ieri proprio sulle previsioni degli operatori per un rinvio al 2016.

Mercoledì, 14 Ottobre, 2015
 

 

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