L’EUR/USD pareggia le pesanti perdite subite dopo la decisione della BCE e l’annuncio dei dati NFP.

La settimana è iniziata con una tranquilla seduta di consolidamento e ripresa dopo che, la scorsa settimana, il PIL e i dati NFP negli USA e il taglio del tasso della BCE avevano spremuto i mercati valutari. Se la decisione della BCE di tagliare il tasso ha diviso il consiglio direttivo, i dati americani hanno ridato vigore alle attese aggressive sulla Fed; i lunghi speculativi sull’USD sono saliti ai massimi da metà settembre. In Canada, il dollaro canadese ha esteso le perdite contro l’USD sull’onda delle attese divergenti su Fed e BoC, ma il CAD potrebbe continuare a non essere una gran valuta di finanziamento.

BCE divisa sul taglio del tasso

Stando a quanto riferito dal Financial Times, due votanti tedeschi, fra i 23 membri del consiglio della BCE, si sono opposti alla decisione della BCE di giovedì di tagliare il tasso allo 0,25%. Anche i direttori delle banche centrali dei Paesi Bassi e dell’Austria hanno votato contro la decisione della BCE. Pare che il consiglio direttivo della BCE si stia spaccando sulla prospettiva di politica accomodante di Draghi. Per quanto riguarda la valuta, l’EUR/USD pareggia le pesanti perdite subite dopo la decisione della BCE e l’annuncio dei dati NFP, s’intravede resistenza in area 1,3400/40. L’inclinazione è nettamente ribassista, le scommesse al ribasso si stanno formando sotto quota 1,3350.

La Fed non ridurrà gli acquisti nel 2013

Possiamo tranquillamente definirla una sorpresa: nel mese di ottobre, l’economia USA ha creato 204.000 nuovi posti di lavoro nel settore non agricolo, mentre le stime del mercato erano proiettate nettamente al ribasso (si prevedevano 120.000 nuovi posti di lavoro rispetto ai 148.000 di settembre). I dati sul lavoro sono inaspettatamente positivi, considerando la crisi del budget e lo shutdown del governo USA, durato 16 giorni, nel mese di ottobre. Venerdì l’indice sul dollaro (DXY) è salito a 81,482 punti, il rendimento dei decennali americani ha raggiunto il nostro obiettivo al 2,7563% perché, dopo i dati sorprendenti riferiti al PIL e alle buste paga non agricole della scorsa settimana, prevalgono attese aggressive sull’inizio del tapering da parte della Fed. Carpenter (Tesoro USA) ha detto che è stato recuperato l’89% dei posti di lavoro andati perduti durante la “Grande Recessione” (2009) e che, da allora, il deficit di bilancio (in % rispetto al PIL) si è dimezzato.

Nonostante l’entusiasmo della settimana scorsa sulla ripresa negli USA, è importante ricordare che due fattori cruciali sono ancora in sospeso. In primo luogo, all’inizio del 2014 riprenderanno le discussioni sul budget e si ripresenterà il rischio di uno shutdown del governo, anche se riteniamo improbabile che il Congresso (sia sul fronte dei repubblicani, sia su quello dei democratici) permetta che la situazione si ripresenti per la seconda volta. In secondo luogo, la Fed potrebbe ribadire che sono necessarie ulteriori prove della ripresa economica prima di iniziare a ridurre gli acquisti. E questo messaggio di rito del FOMC probabilmente rimarrà. Considerando le incertezze politiche ed economiche, secondo noi la Fed non darà avvio al tapering nel 2013.

Cambiamento di rotta nella politica monetaria della BoC

La scelta inaspettata di Poloz quale nuovo governatore della BoC (insediatosi il 3 giugno 2013) era sembrata come una grossa scommessa su commercio ed esportazioni da parte del governo canadese. La BoC aveva assunto una posizione neutrale rispetto alla precedente inclinazione restrittiva. È chiaro che la recente decisione di abbandonare il tasso più stringente non mirava direttamente a un indebolimento del CAD, anche se sicuramente l’effetto secondario è stato accolto con favore. Non è in gioco solo la politica monetaria. È importante sottolineare che la crescita negli USA, le dinamiche globali dei prezzi del petrolio e le incertezze politiche negli USA sono cruciali anche per l’andamento del CAD. Fin qui non c’è nulla di sorprendente. In effetti, c’è chi sostiene che al CAD forte siano da imputare circa due terzi dei problemi di competitività nelle esportazioni e, considerando la dipendenza smisurata del Canada dai prezzi delle materie prime, il caro-CAD danneggia le esportazioni. Sebbene gli USA rimangano il principale partner commerciale del Canada (circa 70%), la mancanza di competitività del CAD è scesa parallelamente alla quota di mercato negli USA. In questa fase, le prospettive di politiche divergenti dovrebbero rivelarsi vantaggiose per il CAD, a scapito dell’USD.

Tuttavia, secondo noi il CAD non è una valuta di finanziamento eccezionale. Poiché la divergenza delle politiche non rappresenta l’unico elemento trainante, nel medio termine la prospettiva di prezzi del petrolio in aumento dovrebbe influenzare in qualche modo il CAD. Sebbene la mediocre crescita globale abbia finora frenato i prezzi, una ripresa avrà ricadute consistenti sulle valute legate alle materie prime.

Lunedì, 11 Novembre, 2013