Seduta particolarmente volatile per l’azionario milanese. La netta vittoria del “no” al referendum che si è tenuto ieri in Grecia ha fatto piombare Eurolandia in territorio inesplorato. Si naviga a vista e il primo appuntamento da monitorare è la riunione del board della Banca centrale europea di questa sera. Oggi, o al più tardi il 20 luglio (in caso di mancato pagamento del debito da 3,5 miliardi di euro), l’Eurotower potrebbe decidere di staccare la spina dei fondi di emergenza ELA (Emergency Liquidity Assistance) alle banche greche (innescando una crisi di liquidità che molto probabilmente potrebbe spingere il governo a stampare nuova moneta). Domani è invece in calendario l’Eurogruppo.
"Stiamo monitorando da vicino la situazione e siamo pronti ad assistere la Grecia se ci verrà richiesto", ha detto il n.1 del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. Punto di incontro tra l’esecutivo ellenico e il Fmi, l’ipotesi della ristrutturazione del debito greco non è fattibile secondo Christian Noyer, n.1 della Banca centrale francese e membro del direttivo della Bce. “Il debito di Atene nei confronti della Bce, è per sua stessa natura, impossibile da ristrutturare poiché questo equivarrebbe al finanziamento monetario”, ha detto il banchiere nel corso di una conferenza stampa. Intanto ad Atene Euclid Tsakalotos è stato nominato Ministro delle Finanze al posto di Yanis Varoufakis che, secondo quanto dichiarato dall’interessato, ha rassegnato le dimissioni per favorire il nuovo accordo con i creditori.

In questo contesto il decennale greco si è portato in quota 17% (massimo dal 2012) e i titoli a 2 anni di Atene rendono quasi il 50%. Lo spread tra il Btp e il bund ha fatto registrare un rialzo a 161 punti (rendimento del decennale italiano al 2,38%). Tiene botta l’eurodollaro, in calo contenuto a 1,1060 usd. In agenda macro l’indice dei direttori degli acquisti del comparto vendite al dettaglio europeo, sceso a giugno da 51,4 a 50,4 punti (soglia 50 punti rappresenta lo spartiacque tra espansione e recessione dell’attività economica), e l’indice di fiducia Sentix, in aumento da 17,1 a 18,5 punti. Sull’altro sponda dell’Atlantico spicca lo statunitense Ism (Institute for Supply Management), l’indicatore ottenuto da sondaggi su 400 direttori degli acquisti dei settori servizi, passato a giugno da 55,7 a 56 punti.

A Milano il Ftse Mib ha chiuso in rosso del 4,03% a 21.600,72 punti. Sul listino meneghino il clima di avversione al rischio ci ha messo poco a individuare la vittima sacrificale nel comparto bancario. In una giornata in cui protagoniste sono state le sospensioni al ribasso, spiccano in particolare le vendite che hanno colpito Banca Mps (-11,51% a 1,538 euro e nuovo minimo storico a 1,524 euro), la Popolare di Milano (-5,48% a 0,896 euro), il Banco Popolare (-6,59% a 13,88 euro), UniCredit (-6,12% a 5,68 euro) e Intesa Sanpaolo (-5,98% a 3,05 euro). Pesanti vendite anche su UnipolSai (-4,18% a 2,11 euro), nonostante Equita Sim abbia aumentato il peso del titolo nel suo portafoglio principale di 50 bps.
Perdite ridotte per Autogrill (-1,67% a 7,35 euro), confermata nella lista dei preferiti di Jefferies, e -3,98% per Telecom Italia (1,11 euro). Resistono soltanto i titoli sotto Opa: Ansaldo (parità a 9,38 euro), Wdf (-0,2% a 10,09 euro) e Pirelli (-0,79% a 15,1 euro). In luce Stm (+1,72% a 7,38 euro), unico titolo positivo del listino principale nel giorno in cui Barclays ha annunciato di aver alzato la raccomandazione sul titolo a “equalweight”.

Lunedì, 06 Luglio, 2015