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Gli Etf per i “nuovi” mercati cinesi

Lunedì, 30 Novembre, 2015

La Cina sta passando da un modello di sviluppo basato sulle esportazioni a uno guidato dai consumi interni. Secondo il premier Li Keqiang, l’urbanizzazione ridurrà le disparità tra popolazione rurale e cittadina e quest’ultima raddoppierà il proprio reddito entro il 2022. I cambiamenti genereranno opportunità di investimento, in particolare in settori ad alta crescita come la distribuzione, l’e-commerce, Internet e la telefonia mobile.

Gli Etf (Exchange traded product) esposti a tali segmenti e quotati sulle Borse europee, però, sono pochi. In genere, essi replicano i principali indici a capitalizzazione, nei quali i finanziari sono in sovrappeso. Nell’Hang Seng China Enterprise Index (HSCEI) rappresentano circa il 70% del totale, nel Ftse China 50 e nell’Msci China, rispettivamente il 52 e il 41%.

Troppo peso per le banche in difficoltà

La Cina ha perso il controllo sul settore finanziario quando ha permesso alle banche di stabilire in proprio i tassi di interesse sui prestiti. Questo promuove la concorrenza, ma genera preoccupazioni per i bilanci degli istituti di credito, che sono molto esposti al settore immobiliare, dove, secondo gli esperti, c’è il rischio di una bolla speculativa.

Con oltre 700 milioni di euro di patrimonio, Lyxor China Enterprise è il più grande Etf europeo sull’azionario cinese. Il secondo è iShares China large cap che replica il Ftse China 50, così come il db x-trackers. L’Etfs-E Fund Msci China A è indicizzato all’equity di classe A (titoli quotati a Shanghai e Shenzhen) per cui è meno esposto al segmento finanziario, ma quello industriale rappresenta il 20% del totale.

Lunedì, 30 Novembre, 2015
 

 

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