Petrolio: sotto i 27 dollari al barileÈ ormai da moltissime settimane che, in tutti i telegiornali e su tutte le stampe, si parla dell’incessante crollo del prezzo del petrolio.
Data la forte speculazione, tale prezzo ha raggiunto livelli sbalorditivi, sfiorando i minimi storici da ben 18 anni a questa parte. Nelle ultime ore, un barile del cosiddetto oro nero era venduto sul mercato a non più di 27 dollari e, stando alle ultime indiscrezioni, tale dato potrebbe prendere due strade diverse: continuare a scendere (toccando anche quota 26 dollari) oppure mantenere tale soglia e provare a risollevarsi. Il 2016 è iniziato da pochissimo e bisogna dire che alcuni dati statistici dimostrano che il petrolio ha già perso un quarto del suo valore. I vari grafici, che esponevano 140 (se non di più), sono un ricordo da dimenticare e, visti i grandi squilibri mondiali dei vari mercati, ancora non possiamo sapere quanto durerà questa situazione. Da sempre il greggio è stato uno degli strumenti più utilizzati all’interno degli investimenti in borsa e se anni fa vi era una vera e propria gara per puntare al rialzo di tale stock, adesso c’è già chi pensa ad un ribasso fino a 20 o addirittura 15 dollari.

Poca richiesta e troppa sovrapproduzione del greggio

Se continuerà di questo passo, questo mese si prepara a diventare il più deludente, dal punto di vista borsistico e petrolifero, dal lontano Ottobre 2008. Gli investitori, che muovono il mercato e in qualche modo “controllano” indirettamente l’oscillazione dei prezzi, non avranno nessuna intenzione di cambiare la loro idea ribassista, almeno fin quando non vi sarà una netta diminuzione d’offerta del greggio. La troppa produzione, grazie sia alle varie innovazioni e miglioramenti tecnologici sia alle grandi scoperte di giacimenti sparsi in tutto il mondo, se non è accompagnata da una forte richiesta può creare enormi e devastanti problemi. In poche parole potremmo dire che si va a generare più di quanto si consumi e per cercare di ovviare tale problema vi è già l’idea di un incontro straordinario dei membri dell’Opec.

Novità importanti arrivano però dall’Arabia Saudita e dai Paesi del Golfo Persico che avrebbero deciso di accettare una diminuzione dell’estrazione, esclusivamente in collaborazione con produttori non collegati all’organizzazione. Notizie positive giungono anche dall’Oman che ha recentemente dichiarato di poter abbassare del 5-10% la produzione e dal Seo della compagnia Lukoil, il quale ha spiegato la possibilità di diminuire l’estrazione del circa 2-3%. Nonostante questo grande crollo, sono in molti a porre fiducia in un recupero, soprattutto grazie alla stretta collaborazione tra tutti i produttori mondiali.

Svantaggi e conseguenze sul crollo del petrolio

Devastanti continuano ad essere le conseguenze di questa lotta all’oro nero, che prosegue ininterrottamente trascinando negativamente i mercati. I paesi produttori, lavorando a pieno regime in questi periodi, investiranno sempre di meno in futuro proprio per il sovraccarico precedentemente descritto. Per quanto riguarda la situazione negli USA possiamo dire che le società dello Shale oil continuano ad estrarre con profitti bassissimi e con necessità di essere finanziate dalle banche, ormai sempre più spaventate. Quello che sta succedendo negli ultimi giorni è un vero e proprio effetto domino sui mercati, compreso Piazza Affari con i suoi titoli. Tuttavia, nonostante le sconfortanti notizie di queste ultime ore, dobbiamo dire che, grazie alle parole del presidente della BCE sui tassi, le banche stanno lentamente migliorando il proprio andamento, come dimostra la percentuale positiva di MPS (+41%), Unicredit (+9%), UBI banca (+7,2%) ed altre ancora. Nei prossimi giorni sarà necessario seguire con attenzione le fluttuazioni del petrolio che continuano ad affondare i mercati Asiatici da ormai troppo tempo. In conclusione ricordiamo l’effetto negativo, riguardo l’incertezza sul futuro del greggio, sul Rublo che, nelle scorse ore, ha toccato minimi storici che non apparivano da mesi sui grafici mondiali.

Effetto domino: affondano anche i petroliferi

Cattive notizie arrivano anche per i petroliferi, soprattutto Saipem (SPM-I), che vengono continuamente messi sotto pressione da questa situazione. Notizie positive però arriverebbero anche per questa società poiché da poco è stata fissata la data (25 Gennaio 2016) per il nuovo aumento di capitale da ben 3,5 miliardi di euro.  Per riuscire a sfruttare al meglio l’andamento del Petrolio (CL) o di qualsiasi altro titolo, uno dei metodi più utilizzati è sicuramente quello dei CFD. Grazie alla possibilità di poter puntare sia sul rialzo che sul ribasso, tale sistema si dimostra vincente soprattutto in questo momento di forte crollo dell’oro nero. L’effetto a catena dei vari mercati mondiali non necessariamente deve portare negatività agli investitori che, armati delle loro conoscenze e capacità, possono applicare la giusta strategia anticipando le fluttuazioni e giocando di conseguenza.

Ricordiamo, per concludere, di tenere sotto controllo anche l’indice ITALIA40, che rispecchia l’andamento generale della maggior parte dei titoli italiani.

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