Il 25 gennaio la Grecia è chiamata alle urne per eleggere il nuovo premier. In testa ai sondaggi l'estrema sinistra anti-europeista (ma non troppo...)

La vittoria del partito di sinistra Syriza alle elezioni di domenica prossima in Grecia è quasi scontata. Secondo i sondaggi ritenuti più attendibili pubblicati di recente, il risultato sarà il seguente risultato:

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Syriza, guidata da Alexis Tsipras, è al 34,7%; il partito conservatore Nuova Democrazia è al 30,2%; i centristi di To Potami sono al 7,0%, il partito di estrema destra Alba Dorata è al 6,2%, mentre i socialisti del Pasok sono al 4,7%. Ancora alta la percentuale degli indecisi, che sfiora l'11%. 

Secondo la legge elettorale greca il partito che vince le elezioni beneficia di un premio di 50 seggi nel futuro Parlamento , per garantire stabilità all’esecutivo . Dunque , Tsipras si avvicina sempre di più all’obiettivo di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi , così da poter negoziare direttamente con la troika (Ue , Fmi , Bce ).

Sembra di essere tornati al 2012 

Le banche dell’eurozona, ma non solo loro, stanno rispolverando e aggiornando i piani di contingenza per l’uscita della Grecia dall’euro. Che ciò possa realmente accadere è difficile, lo stesso Tsipras sembra aver cambiato un po’ musica ed appare intenzionato a mantenere la Grecia nell’Euro. 

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Secondo Colin Ellis, storico autore di report sull'area euro « Qualunque uscita dalla moneta unica sarebbe un momento determinante per l'euro: mostrerebbe che l'unione monetaria è divisibile, non irreversibile. Tuttavia - prosegue Ellis - anche se l'uscita della Grecia oggi potrebbe probabilmente innescare una nuova recessione nel resto della zona euro, l'impatto di credito sarebbe meno pronunciato che nel 2012 perché il rischio contagio da un'uscita della Grecia dall'euro è più basso e i politici ormai si sono dotati di strumenti più forti per limitare i danni da un tale evento ».

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Secondo Jonathan Loynes , capo economista europeo di Capital Economics, “ non è chiaro se i cuscinetti esistenti siano sufficienti a prevenire che l’uscita della Grecia possa scatenare un collasso più grande delle aspettative attuali .

Non solo. “È perfino discutibile che l’economia greca possa avere dei benefici duraturi e sostenibili”.

 

In totale le banche europee sono esposte sulla Grecia per 34,8 miliardi di cui quasi 14 miliardi in carico sulle banche tedesche. Subito dopo figurano le banche britanniche con 13,2 miliardi mentre al primo posto ci sono gli istituti americani con 18 miliardi e altri 18,3 miliardi di potenziale esposizione.

Quel che appare ormai certo certo è che il dopo-elezioni in Grecia vedrà una fortissima volatilità sia sui mercati delle valute, sia sui mercati azionari.