Dopo la Cina, l’America spaventa il mondo

Le borse mondiali crollano spaventate dall’AmericaDopo la grande crisi Cinese, causa di forti crolli azionari in quasi tutte le borse Europee, a spaventare il mondo ora è un’altra enorme potenza mondiale: l’America. I dati più preoccupanti, che cominciano a destabilizzare le borse e i mercati esteri, sono proprio quelli riguardanti il lavoro non agricolo americano che, nonostante abbia generato 173.000 nuove occupazioni, resta abbondantemente sotto le stime dei migliori analisti che avevano puntato a circa 220.000. A creare questa situazione di discesa è soprattutto l’incertezza della Fed (la banca centrale degli Stati Uniti d’America) sul fatto di alzare o meno i tassi alla prossima riunione FOMC che dovrebbe svolgersi il 16 Settembre oppure il 17. Secondo indiscrezioni il malcontento di molti investitori risiederebbe proprio nel fatto che non ci sarebbe nessun motivo (anche dopo aver visto questi ultimi dati) di avere incertezze riguardo l’aumento dei tassi.

Data questa situazione sono stati moltissimi, soprattutto in questo periodo, i mercati a veder crollare i propri titoli. Piazza Affari in particolare sembra aver accusato il peggior colpo segnando una percentuale molto scoraggiante.

Bancari in rosso: “si salvi chi può”

Federico Ghizzoni Borse.proOltre a questa situazione Statunitense, in questi ultimi giorni, sono state molte le notizie negative che hanno portato i titoli bancari a perdere le più alte percentuali all’interno della borsa di riferimento. Unicredit (UCG-I) si è attestata a -1,61%, anche per colpa della notizia dei possibili tagli per oltre dieci mila lavoratori che dovrebbero andare a tamponare eventuali esuberi dopo la pubblicazione del business plan. Nulla è ancora certo, ma i dati restano molto bassi, come dimostra anche l’andamento all’interno dei grafici di studio. A perdere ancor più di Unicredit è stata Mps, scivolata a 1,803 euro, mentre Intesa Sanpaolo (ISPR-I) ha segnato un -1,46% coerente con la situazione descritta.

C’è da dire, in ultima analisi, che Unicredit continua lo stesso a non abbattersi e si ritiene molto fiduciosa per il futuro, soprattutto per gli ottimi risultati ottenuti in Turchia. È stato proprio l’amministratore delegato della banca in questione, Federico Ghizzoni, a dire di non avere preoccupazioni e di seguire con attenzione l’evolversi di ciò che sta avvenendo.

Crollo a Piazza Affari, il petrolio non aiuta

Come abbiamo spiegato già precedentemente la situazione degli Stati Uniti ha davvero portato grande instabilità sotto il punto di vista azionario e Piazza Affari, oltre a subire forti perdite nella parte bancaria, ha accusato anche del prezzo ancora bassissimo del petrolio. Vediamo brevemente i titoli più colpiti:

  • Saipem (SPM-I) è scivolata a 8,03 euro prendendo -1,23% nonostante la recente notizia del suo nuovissimo contratto firmato con il Cile da ben 560 milioni di dollari.
  • Eni (ENI-I) nonostante la promozione ottenuta da parte di Mediobanca, ha segnato -1,42%.
  • Tenaris (TEN-I) anch’essa influenzata dalle notizie mondiali e dall’andamento del prezzo del petrolio si affossa a 11,77 euro con -1,83%.

Come tutti sanno le notizie esterne alla borsa influenzano molto l’andamento dei titoli in generale e creano spesso quelle situazioni altalenanti con periodi positivi seguiti da periodi negativi. Per cercare di trarre beneficio da questa situazione con andamenti negativi, sperando in periodi positivi, si può utilizzare un metodo molto valido, ovvero quello dei CFD chiamati anche contratti per differenza. Grazie ad essi, senza possedere le azioni fisicamente, è possibile applicare diverse strategie e quindi poter cercare di trarre vantaggio sia con gli andamenti verso il basso sia con quelli verso l’alto.

                                                                                                        Negozia con CFD Borse.pro