L’euro è diventato prigioniero di un gioco dal nome “prima tu”. Tutti sanno cosa deve essere fatto – crescita, competitività, debito sostenibile, deficit – ma quello che manca è la fiducia. I governi agiscono solo se sono sicuri che la persona dall’altra parte della linea – creditore o debitore che sia – farà lo stesso. Come nel cortile della scuola, ciascuno insiste che l’altro deve passare prima. Il risultato è la paralisi politica e l’aumento del populismo.

Alcuni vedono il successo elettorale di Syriza in Grecia come un campanello d’allarme piuttosto che come un incubo. Non perché il governo radicale di sinistra di Alexis Tsipras sia corretto nella maggior parte delle sue idee, ma perché la vittoria si cristallizza nella situazione di stallo che ha paralizzato la zona euro.

Non così tanto tempo fa i governi avevano parlato della volontà politica di mantenere la moneta unica in rotta. I compromessi sono stati fatti da tutte le parti. Berlino ha abbandonato la sua opposizione ai salvataggi e le economie periferiche hanno accettato un duro mix di austerità e riforme strutturali. Resuscitare l’euro è una cosa, il suo ringiovanimento si sta rivelando molto più difficile. Il passaggio della crisi ha fiaccato la volontà di agire e reagire. Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, è stato eroico nei suoi sforzi per guadagnare tempo, più di recente ha pompato denaro a buon mercato nell’economia della zona euro.

Quando si entra in un discorso nazionale, però, la determinazione ha messo in piedi risentimenti reciproci. Syriza rappresenta una collisione tra austerità e democrazia e può essere il primo di molti partiti al governo. Per certi aspetti, la Grecia è sui generis. I problemi della Grecia, però, sono sempre stati tanto politici quanto economici. Mentre altri hanno visto nella UE la possibilità di modernizzare, la classe dirigente di Atene semplicemente pensa al denaro. Sopra ogni altra cosa, la Grecia ha bisogno di un governo “semi-onesto”. Il resto della zona euro dovrebbe applaudire alla promessa del signor Tsipras di debellare la corruzione e raccogliere più tasse.

Dall’altra parte della linea, la tedesca Angela Merkel ha ragione quando dice che la zona euro può sopravvivere a lungo termine solo se le economie deboli migliorano la loro competitività e contengono i deficit e i debiti. La stessa Merkel ha detto più di una volta che il fallimento dell’euro metterebbe in dubbio l’intero ordine europeo del dopoguerra. Data l’aggressione armata russa in Ucraina e la sua interferenza crescente altrove in Europa, la cosa sarebbe una calamità oltre ogni immaginazione. Quindi, sì, l’euro ha un futuro solo se i governi deboli riescono a mettere in piedi la giusta economia.

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Venerdì, 30 Gennaio, 2015