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RBA a sorpresa

Martedì, 03 Marzo, 2015

Ci ritroviamo in questa sede, tanto per cambiare, a dover argomentare sulle scelte di politica monetaria delle banche centrali, nella settimana che vede protagoniste Reserve Bank of Australia, Bank of England e Banca Centrale Europea. Le banche centrali hanno fin da sempre determinato i movimenti dei prezzi dei mercati finanziari in quanto custodi della leva più importante, quella cioè dei tassi di interesse. Non vi è dubbio però che con l’inizio e l’acuirsi della crisi finanziaria del 2008, con gli effetti e le conseguenze di portata storica che si sono prodotti, il loro ruolo abbia trasceso quelle che erano le azioni ad esse comunemente attribuite per sfociare nella “non-convenzionalità” delle manovre che oramai le contraddistingue. Non è stato quest’ultimo il caso della RBA, in quanto un paese come l’Australia ha un’economia che quasi si potrebbe definire anticiclica e che dunque, pur avvertendo i venti di crisi degli ultimi 6 anni che provenivano da Stati Uniti ed Europa, è riuscita a mantenersi a riparo da fenomeni di stagnazione e deflazione. Anch’essa tuttavia ha dovuto attuare delle politiche espansive, agendo sul tasso di interesse che ha dovuto progressivamente ridurre negli anni, svilendo così l’alto rendimento che la detenzione di titoli denominati in dollaro australiano portava con sé e di conseguenza disincentivando fenomeni di carry trade che si basavano sul meccanismo per il quale gli investitori andavano a finanziarsi con valuta a tasso basso (tipicamente lo yen) ed acquistavano valuta a tasso elevato come appunto la divisa australiana. Quest’ultima, di fronte ad un mondo sviluppato che ha messo in campo politiche monetarie espansive e non convenzionali - inaugurando di fatto una vera e propria “guerra valutaria” - ha comunque mantenuto un alto valore relativo che ha trovato però nel tempo un moderato ma progressivo taglio del tasso di interesse di riferimento che, complice il subentrante rafforzamento del dollaro americano, ha infine condotto ad un inesorabile deprezzamento, condito indubbiamente da una forte efficacia comunicativa propria della RBA; quest’ultima ha infatti, in maniera estremamene accorta e lungimirante, reiterato negli ultimi due anni circa la necessità di una divisa domestica più debole facendo leva sulla propria credibilità, caratteristica peraltro che non le ha mai fatto difetto. Questa notte l’istituto centrale oceanico era chiamato a deliberare su un eventuale ed atteso taglio del tasso di riferimento, il quale non è stato però comunicato: 2,25% quindi il valore invariato. Dal momento che le aspettative erano ampie e univoche circa la riduzione, il dollaro australiano si è apprezzato in maniera davvero significativa, mettendo a segno peraltro un movimento estremamente volatile contro l’USD che lo ha visto salire pochi secondi prima la comunicazione e poi naturalmente schizzare dopo l’annuncio fino a consolidare sopra l’importante livello di 0,78, andando così ancora una volta a mettere in discussione quella che sembrava una ripartenza al ribasso dopo l’ampia fase di re-distribuzione che ne ha caratterizzato il prezzo durante tutto il mese di febbraio. A breve faremo comunque il punto tecnico sul cambio. Ampliando il nostro orizzonte di analisi, ieri abbiamo assistito ad un riproporsi dei temi dominanti del mercato che continuano a scorrere su due binari: forza di dollaro americano e forza di azionario. Chiari in tal senso i grafici del FXCM Dollar Index e del benchmark S&P500, entrambi prossimi ai punti di massimo visti rispettivamente 10 e 20 giorni fa. Continueremo dunque a seguire logiche operative rivolte in tal senso, ponendo attenzione al controverso cambio UsdJpy (questa notte decorrelatosi ed in linea solo con il Nikkei) per quanto concerne dunque il valutario – oltre che monitorando lo sviluppo intraday di AudUsd che, da trend primario, risulta ancora al ribasso ma che nel breve ha nuovi spazi di crescita – e ai listini europei, per quanto concerne l’azionario, che continuano a mostrare maggiore forza relativa dei “colleghi” d’oltreoceano e che continuano a mostrare evidenti supporti per logiche di riacquisto per quanto ci sia una umana tendenza ad arrovellarsi per ricercare i migliori punti di vendita. In ultimo un warning sul dollaro canadese che nel pomeriggio sarà interessato dalle release sul Pil Canada.

Martedì, 03 Marzo, 2015
 

 

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