In linea di principio, i titoli greci saranno idonei dopo il rimborso SMP del 2010-2012, quindi da luglio.

Le principali banche centrali si scostano dalla normalizzazione della politica perché il rallentamento globale dell’inflazione, o la deflazione ormai pericolosamente vicina, spinge i banchieri a non restringere i tassi. Al contrario, i tagli dei tassi a sorpresa operati questa settimana da Canada, Danimarca e Turchia, la brusca svolta accomodante della BoE e il consistente QE della BCE rendono le condizioni di liquidità molto favorevoli per gli operatori del mercato. La propensione al rischio incoraggia chi opera con il carry trade a trarre vantaggio dai differenziali sui tassi. Fra le valute a maggior rendimento troviamo la lira (nonostante il taglio di 50 punti base di questa settimana) e il real (rafforzato dal rialzo di 50 punti base).

Le diffuse vendite di EUR hanno innescato nuovi segnali di vendita per l’EUR/TRY. I cross dovrebbero continuare a sfidare la zona di fornitura a 2,5848/2,6673 (doppio massimo del 2011 / 38,2% di Fibonacci sul rally da maggio 2013 a gennaio 2014). Poiché l’EUR/BRL scavalca il supporto a 3,00, prevediamo un’estensione del movimento ribassista verso 2,8897 (minimo di settembre 2014), e poi 2,8135 (50% di Fibonacci sul brusco calo dal 2008 al 2010).

La BCE svela il pacchetto QE

La BCE ha annunciato il tanto atteso pacchetto di QE, che va a sommarsi ai programmi TLTRO e di acquisto di debito privato lanciati nell’ultimo trimestre del 2014. Il nuovo programma di QE prevede l’acquisto di titoli di Stato e di debito istituzionale europeo per un valore pari a 60 miliardi di euro mensili da marzo 2015 a settembre 2016. Il pacchetto ammonta complessivamente a 1,14 miliardi di euro, più di quanto previsto dal mercato (750-1.000 miliardi di euro) in una cornice di condivisione del rischio con le Banche Centrali Nazionali (BCN). L’Eurosistema si accollerà il 20% del rischio, il resto spetterà alle singole banche centrali. La BCE acquisterà solo bond con giudizio “investment grade” e gli acquisti non supereranno il 25% della singola emissione e il 33% del debito totale dell’emittente. L’operazione “continuerà finché [...] non ci sarà un aggiustamento sostenibile del percorso dell’inflazione, in linea con l’obiettivo di raggiungere tassi d’inflazione vicini al 2% nel medio termine”. Ciò significa che il programma di QE dovrebbe far ritornare gli attivi di bilancio della BCE verso i livelli del 2012, come dichiarato in precedenza. Non si escludono altri stimoli per spingere l’inflazione verso l’obiettivo del 2% dopo settembre dell’anno prossimo.

Le previsioni d’inflazione hanno richiesto una risposta politica forte, ha dichiarato ieri Draghi durante il suo intervento a Francoforte, visto che gli swap sull’inflazione a 5 anni fra cinque anni (5y5y) sono scesi sotto l’1,5% a metà gennaio. L’efficacia del programma della BCE rimane tuttavia incerta, perché una trasmissione benefica verso l’economia reale è cruciale per far sì che la liquidità rafforzi l’attività economica. Ciò richiede riforme strutturali e un consolidamento fiscale che favorisca la crescita. Draghi ha ammonito che se i paesi utilizzassero il programma per il consolidamento fiscale compierebbero un grave errore.

Il rompicapo greco

In linea di principio, i titoli greci saranno idonei dopo il rimborso SMP del 2010-2012, quindi da luglio. La situazione politica greca rimane però alquanto incerta in vista delle elezioni del 25 gennaio, con il partito anti-europeo Syriza in testa ai sondaggi. Nel suo interevento a Salonicco, il primo ministro Samaras ha detto che il paese rischia di essere escluso dal programma di QE, se il riesame del salvataggio si arenerà. Per ricevere aiuti per 7,2 miliardi di euro e poter partecipare al QE, la Grecia deve approvare l’estensione del programma di aiuti entro il 28 febbraio. A nostro avviso, dalle elezioni del 25 gennaio uscirà una coalizione con Syriza e perderanno quota le speculazioni sull’uscita della Grecia.

Venerdì, 23 Gennaio, 2015