Arriva la parità? Per ora sono arrivati solamente Draghi, il QE europeo e la quasi maggioranza assoluta di Tsipras che, se non hanno portato al rapporto uno ad uno, ci sono andati molto vicini.

Arriva la parità? Per ora sono arrivati solamente Draghi, il QE europeo e la quasi maggioranza assoluta di Tsipras che, se non hanno portato al rapporto uno ad uno, ci sono andati molto vicini.

Short su euro contro tutto

A livello di forza, l’euro, che vacilla ora tra il livello dei 1,1210 e i 1,1250, può essere paragonato ad un celebre personaggio della scena mondiale: Achille col suo tallone? No, stiamo parlando di Charlie Brown con la sua nuvola claustrofobica di fattori negativi.
A detta di Jeffrey Halley, senior manager per Saxo Capital Markets, il miglior consiglio da dare oggi è quello di vendere euro contro tutte le altre 10 maggiori valute della piazza.

QE, Grecia e parola ai mercati

Se la Grecia risulterà inadempiente o se il QE non porterà ad un aumento dell’inflazione, sono per il momento mere voci non confermate. Quello che importa ora è se l’euro possa effettivamente raggiungere la parità.
L’ultima volta che la moneta unica è stata scambiata in parità con il dollaro è stato a fine 2002, in scia alla pressione ribassista sortita dall’attacco terroristico dell’11 settembre e dell’effetto alla bolla del dot.com. Da quel momento il dollaro USA ha lasciato spazio all’apprezzamento dell’euro, culminato nel marzo 2014 al di sopra della soglia di 1,39.
Goldman Sachs, già prima che la sequenza di avvenimenti europei portasse il cambio al di sotto della quota di 1,20, si attendeva il raggiungimento sul breve termine dei livello di 1,10, non escludendo il raggiungimento di una parità euro/dollaro già entro fine anno.

Euro sotto pressione

"I dubbi sulla possibilità che il programma di salvataggio dell'Unione europea (con scadenza 28 febbraio) sarà esteso, dovrebbe mantenere i titoli greci e l'euro sotto pressione” ha sostenuto Mizuho Bank, attendendo uno scivolone per l’euro che lo porterà ad un ribasso prossimo a €/$ 1,0950.

L'esito delle elezioni greche “è qualcosa che sta per generare un lungo dibattito sull’austerity” ha affermato Greg Gibbs, senior strategist di RBS “cosa che per mesi non avrà un esito reale”. Questa, ha aggiunto lo stesso, sarà "'un'altra distrazione” che allontanerà l’Europa dal suo obiettivo ultimo di ripresa congiunta.

L’euro non sarà in grado di trovare un fondo minimo di svalutazione fino a quando il Vecchio Continente non sarà in grado di produrre "in modo significativo" un’inflazione più forte, accompagnata da dati economici più forti, ha puntualizzato Gibbs.

Non solo Tsipras e Draghi

In molti, tuttavia, non credono che l'elezione greca sia il driver principale dell’euro.
A detta di Halley, tra gli stessi fattori negativi che hanno impattato sui ribassi della giornata odierna (del 26 gennaio), vi sarebbe non solo la reazione alla Grecia, ma anche il riacuirsi dei combattimenti sul fronte ucraino tra le truppe governative e separatisti.

"Come si dice in tedesco, non tutto è mangiato caldo come quando si cuoce” ha poi affermato alla CNBC Uwe Parpart, Amministratore delegato di Reorient Capital. Questi ha aggiunto, andando contro corrente, che si aspetta che il nuovo governo della Grecia non allontanerà gli interessi dell’Europa una volta che prenderà il potere, ma li concilierà.
"Ciò che definisce lo sviluppo nella zona euro, a questo punto, è il quantitative easing che Draghi ha deciso la scorsa settimana" ha proseguito Parpart. "L'euro sta per andare in contro alla parità, penso accadrà entro la fine dell’anno”.
Ad aggiungersi alla schiera di chi vede l’avvicinamento del rapporto uno ad uno è stato infine Patricl Bennett, strategist per CIBC, il quale si attende un euro a 1,08 contro dollaro nei prossimi due mesi.

Lunedì, 26 Gennaio, 2015