L’euro ha segnato delle perdite dopo l’empasse dalle discussioni in merito al futuro del piano di salvataggio della Grecia. La moneta unica – che in precedenza era salita a 1,1429 dollari – è scesa dello 0,5 per cento a 1,1328 dollari. I rendimenti dei bund tedeschi a 10 anni, che hanno chiuso la sessione ufficiale ad un valore inferiore dello 0,35 per cento, sono scesi allo 0,33 per cento.

Atene ha contestato l’insistenza dei suoi creditori della zona euro di prorogare l’attuale pacchetto di salvataggio di 172 miliardi di euro definendola “assurda” e “inaccettabile”. Il rischio ora è che con il salvataggio in scadenza il 28 febbraio potrebbe lasciare la Grecia senza denaro, innescando delle turbolenze dei mercati. Se la Banca centrale europea ritiene che i colloqui siano a un punto morto, vi è il rischio che sospenderà la liquidità di emergenza per le banche greche, lasciando forse il paese con nessun’altra scelta se non uscire dalla zona euro.

Se non altro, le difficoltà di raggiungere un accordo anche per soddisfare le esigenze immediate della Grecia evidenziano quanto sia difficile mediare un accordo sulla sostenibilità del debito della Grecia che possa garantire la sua adesione alla zona euro nel lungo periodo. Alla prima notizia del fallimento dei colloqui alcuni esperti hanno sostenuto che il problema per il governo greco era che non riusciva più a tenere i suoi creditori internazionali “in ostaggio”. La posizione di Syriza sarebbe stata più forte se avesse vinto le elezioni precedenti nel giugno 2012. Allora, l’intera zona euro sembrava sull’orlo. Oggi invece sono solo i mercati greci sotto il manganello. Sembra come se la Grecia sia ora un sequestratore senza ostaggi e chiede un riscatto tenendo la pistola alla sua testa. In realtà, potrebbe anche essere peggio di questo, se si pensa che la Banca centrale europea è quella con il dito sul grilletto data la sua capacità di ritirare la liquidità di emergenza.

I mercati azionari europei hanno chiuso prima della notizia del collasso dei colloqui. L’indice azionario FTSE 300 è sceso dello 0,1 per cento rispetto a venerdì, quando aveva toccato un massimo di sette anni.

Nel frattempo, il rublo ha guadagnato terreno nei confronti del dollaro in quanto gli operatori hanno guardato a dei segni di una crepa nella fragile tregua in Ucraina orientale. L’indice Micex è sceso del 2 per cento, anche se il dollaro è stato dello 0,2 per cento inferiore rispetto al rublo.

L’oro si trova ora a 1.231 dollari. La valuta statunitense è aumentata dello 0,3 per cento nei confronti di un paniere ponderato di valute, ma è stato dello 0,3 per cento più in basso rispetto allo Yen a 118.40. Il tono più costante della moneta giapponese, per una volta, non è riuscito a scalfire l’umore del mercato azionario di Tokyo, dove il Nikkei 225 ha chiuso al di sopra del livello 18.000 per la prima volta in quasi otto anni.

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Martedì, 17 Febbraio, 2015