L’EUR continua a rimanere sopra il supporto a 1,3495/1,3500 contro l’USD; in vista della riunione della BCE permane l’interesse a comprare.

Gli operatori forex hanno assunto un approccio attendista; la tanto attesa serie di eventi/dati inizierà nel pomeriggio con la pubblicazione del rapporto sull’occupazione ADP negli USA. Domani BCE e BoE annunceranno la loro decisione, il discorso del presidente della BCE Draghi sarà di grande interesse per chi opera sull’EUR. La settimana di contrattazioni si chiuderà venerdì con i dati sulle buste paga non agricole e sulla disoccupazione negli USA. L’EUR continua a trovare buone richieste contro l’USD; le valute dei mercati emergenti oggi riprendono fiato, anche se, sulle piazze finanziarie, i timori legati alla ripresa negli USA, al tapering della Fed e alle sue implicazioni continuano a occupare le menti degli investitori.

L’EUR resiste

L’EUR continua a rimanere sopra il supporto a 1,3495/1,3500 contro l’USD; in vista della riunione della BCE permane l’interesse a comprare. Nel mezzo di una serie di fattori favorevoli per l’EUR (non sempre di facile intuizione), secondo noi le previsioni pre-BCE si basano soprattutto sui PMI favorevoli pubblicati questa settimana. Le speranze di una ripresa più solida nell’Eurozona dovrebbero far desistere il Comitato di Draghi dall’intervenire a febbraio. Pertanto, le pressioni disinflattive fanno sì che i tassi d’interesse reali siano abbastanza interessanti da far rimanere i mercati lunghi sull’EUR. Oltre alle dinamiche summenzionate, segnaliamo anche i flussi in uscita dalle valute dei mercati emergenti (diretti in parte verso l’EUR) e i timori di una potenziale delusione dai dati NFP negli USA (che, se confermata, dovrebbe pesare sull’USD). I dati CFTC aggiornati al 28 gennaio mostrano che sono tornati a imporsi i lunghi speculativi sull’EUR.

Per i prossimi giorni, le scommesse legate alle opzioni rimangono inclinate in negativo, anche se, per innescare gli orsi dell’EUR, la coppia dovrebbe scendere sotto la zona compresa fra 1,3480 e 1,3500. Ecco perché siamo curiosi di sentire cosa dirà Draghi sul calo dell’inflazione nell’Eurozona, nonostante il taglio di novembre. Nella conferenza stampa che segue la riunione della BCE, ci aspettiamo che Draghi per lo meno accenni a una soluzione politica per ravvivare la lenta ripresa economica di Eurolandia. Draghi tornerà a parlare di un ulteriore taglio del tasso principale di rifinanziamento, o della possibilità di tassi d’interesse negativi, di una nuova via alternativa per finanziare i mercati attraverso le LTRO, o accennerà alla possibilità di dare il via a OMT simili a quelle della Fed (anche se questa opzione appare meno probabile)? O aggirerà questa discussione? In tal caso, i tori dell’EUR dovrebbero invertire la tendenza al rialzo.

Il rapporto ADP sull’occupazione in uscita oggi probabilmente innescherà un po’ di movimento sui prezzi, prima della riunione di domani della BCE e dei dati NFP di venerdì. I mercati prevedono che, a gennaio, l’economia americana abbia creato 185.000 nuovi posti di lavoro privati non agricoli, rispetto ai 238.000 di dicembre. Se guardiamo alle statistiche, non c’è un legame significativo fra il rapporto ADP e i rilevamenti NFP. Quindi, secondo noi, i mercati saranno prudenti prima del dato NFP. Ricordiamo che, a dicembre, l’economia USA ha creato 78.000 posti di lavoro nel settore non agricolo, rispetto ai 200.000 previsti. Un secondo mese di delusioni dovrebbe far aumentare i dubbi sul progetto di tapering della Fed. Si è iniziato troppo presto il ritiro degli stimoli del QE? La Fed dovrebbe prendere in considerazione un rallentamento del tapering per i prossimi mesi? La risposta arriverà venerdì.

Rallentano le vendite nei mercati emergenti prima del dato NFP

Gli investitori rimangono in forte allarme dopo le recenti vendite sui mercati emergenti. La prudenza non è dovuta solo agli allarmismi, ma è anche la manifestazione di quanto gli analisti avevano previsto dopo la correzione guidata dalla Fed avvenuta fra maggio e ottobre 2013. Questa volta, però, pare si tratti più di una sana correzione dovuta alla sottovalutazione del premio di rischio e al previsto rallentamento della crescita che di un fremito pre-crisi. La volatilità a un mese e i rendimenti stanno già scendendo rispetto ai massimi della scorsa settimana e ciò suggerisce un allentamento delle tensioni in vista del dato NFP di venerdì. Per il prossimo futuro, i mercati avranno bisogno di notizie macroeconomiche positive dai paesi sviluppati, soprattutto dagli USA, affinché rientrino i timori sull’inabilità dei mercati emergenti di gestire i tassi d’interesse più alti. Per il momento, l’avversione al rischio sui mercati emergenti continua a riempire le tasche delle economie sviluppate.

Mercoledì, 05 Febbraio, 2014