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Il risk sentiment migliora spingendo l'oro

Lunedì, 16 Febbraio, 2015

Poiché questa settimana per le valute del G10 si terrà solo la riunione di politica monetaria della BoJ, gli operatori del forex si concentreranno sulle notizie dalla Grecia e sui verbali delle ultime riunioni di RBA, BoE e Fed. I mercati seguiranno con attenzione anche la decisione della BCE del 18 febbraio sull’accesso all’ELA (liquidità d’emergenza). Il tema principale continua a riguardare le materie prime: per la prima volta quest’anno il Brent è salito sopra i 60 dollari, grazie ai discreti dati economici europei e al calo previsto della spesa per gli investimenti dei fornitori. Le valute legate al petrolio come NOK, CAD e RUB dovrebbero trarre vantaggio dall’aumento dei costi dell’energia. La ripresa dell’oro si è fermata, ma, poiché la Riksbank ha dato avvio a un mini QE e anche il calo del PIL giapponese fa presagire un nuovo allentamento, l’oro dovrebbe tornare a salire. Anche i dati dell’IMM indicano che le diffuse liquidazioni di lunghi sull’oro diminuiranno. L’accordo sul cessate il fuoco fra Russia e Ucraina ha generato un cauto ottimismo (anche se in alcune aree si continua a combattere) che sostiene il sentiment positivo e potrebbe dare un’altra spinta al rialzo all’azionario europeo. Inoltre, il calo dei tassi europei di venerdì suggerisce che le preoccupazioni per la Grecia e l’ottimismo generato dai dati economici tedeschi potrebbero sostenere la propensione al rischio. Il mercato americano è chiuso per la festività del President’s Day, quindi la liquidità sarà ridotta e ci si concentrerà sulle notizie in arrivo dalle discussioni sul salvataggio della Grecia.

E di nuovo ci troviamo sull’orlo del precipizio e, guarda un po’, la Grecia ne è di nuovo la causa. Oggi l’Eurogruppo riprenderà i colloqui, questa volta concentrandosi sui dettagli per tentare di raggiungere una soluzione al problema dell’insolvenza greca. Sebbene i mercati prevedano una soluzione per il breve termine (che eviterebbe un contagio sui mercati finanziari), rimaniamo prudenti, perché alcuni partecipanti, fra cui la Germania, continueranno a giocare duro. I mercati prevedono un accordo che permetterebbe un’estensione del programma per qualche mese oppure che alla Grecia venga permesso di emettere altro debito a scadenza breve. Entrambe le soluzioni permetterebbero all’Europa di rimandare la soluzione del problema, riducendo però l’incertezza. Mercoledì scorso i colloqui si sono interrotti perché il divario fra le parti era troppo ampio. Nel frattempo entrambe le posizioni si sono ammorbidite, anche se gli ostacoli principali rimangono gli stessi. L’Europa vuole che la Grecia rispetti gli impegni previsti dall’attuale programma di salvataggio, mentre il leader di Syriza e primo ministro Alexis Tsipras ritiene che ciò sia inaccettabile. Forte del mandato conferitogli dai greci, Tsipras sta cercando di negoziare circa il 30% dei termini del programma di salvataggio. Preoccupa sapere che, durante la campagna elettorale, Tsipras ha promesso di non chiedere una proroga dell’attuale pacchetto di salvataggio da 240 miliardi di euro (e di chiedere invece un annullamento del debito per 100 miliardi di euro). In questo dramma economico-politico, gli eventi sono fluidi e l’esito è tutt’altro che certo. Tuttavia, due dati economici emersi la scorsa settimana potrebbero rafforzare la posizione greca. In primo luogo, le entrate fiscali greche hanno fruttato un miliardo di euro meno del previsto. Circolavano voci secondo cui i greci non stanno pagando le tasse per colpa dell’attuale panorama politico. La promessa di Tsipras di tagliare le tasse sulle proprietà e reintrodurre la base non imponibile a 12.000 euro non aiuta. Ciò significa che la Grecia finirà i soldi a un ritmo del 20% più rapido rispetto alle attese iniziali. In secondo luogo, le cifre riferiti al PIL mostrano che nel quarto trimestre del 2014 l’economia greca si è contratta. Probabilmente l’attore principale di questo atto del dramma europeo è la BCE. La decisione della banca centrale di aumentare la soglia per l’acquisto di bond e di non permettere alla Grecia di emettere nuovo debito per circa 10 miliardi di euro ha spinto la Grecia a cercare un compromesso. L’attuale piano di salvataggio della Grecia finisce alla fine di febbraio e la BCE ha detto che non offrirà alla Grecia finanziamenti a buon mercato per permettere al suo fragile sistema bancario di stare a galla. Solo un accordo fra la Grecia e i suoi creditori farà aprirà il rubinetto dei finanziamenti. Manteniamo il nostro giudizio rialzista sull’USD per il lungo termine, ma riconosciamo che le condizioni d’ipervenduto e una soluzione dell’insolvenza greca potrebbero generare un calo consistente. A nostro avviso, NZD, AUD, SEK fra le valute del G10 e BRL, RUB e KRW per i mercati emergenti hanno le probabilità maggiori di apprezzarsi contro l’USD nel breve termine. Inoltre, gli investitori affamati di rendimenti cercheranno sempre di trarre vantaggio dalle operazioni di carry trade, se diminuirà l’incertezza. Detto questo, in attesa di maggiore chiarezza per gli investitori, la situazione rimane fluida.

Lunedì, 16 Febbraio, 2015
 

 

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