Dunque la Grecia ha deciso: vittoria contro l’austerità e le politiche della Troika e potere ad Alexis Tsipras, leader di Syriza meglio noto come “partito anti-euro”.

Dunque la Grecia ha deciso: vittoria contro l’austerità e le politiche della Troika e potere ad Alexis Tsipras, leader di Syriza meglio noto come “partito anti-euro”. Gli scrutini non sono ancora terminati ma sembra che la percentuale si aggiri attorno al 36,35% che dunque consentirebbe l’assegnazione di 149 deputati su 300, a un passo perciò dalla maggioranza assoluta. Se questa proiezione dovesse corrispondere all’esito finale, si avvierebbero dunque le negoziazioni per trovare una forza politica che consenta di formare un Governo; una di queste potrebbe essere “To Potami” che potrebbe fornire appoggio esterno, ma naturalmente sono calde le ipotesi dei “Greci Indipendenti”, piuttosto che i socialisti del Pasok. Dai primi rumours che circolano, sembra che entro il prossimo mercoledì potrà essere dato ufficialmente in carico a Tsipras di formare il Governo. Staremo a vedere. Quali gli scenari ora? Non vogliamo dilungarci in analisi ampie e divaganti, più materia da politologi che da analisti finanziari. Va però precisato che si potrebbero aprire scenari finora inaspettati rispetto a tutte le tornate elettorali che si sono succedute negli anni nei vari Paesi dell’Eurozona, in quanto in nessuna di queste la vittoria è mai andata ad un leader ed ad un partito che dichiaratamente si schierassero contro l’Europa, le sue isituzioni e il progetto euro. Per quello che concerne le dichiarazioni fin anche alla vigilia del voto, Tsipras dovrebbe impugnare il piano di salvataggio da 240 miliardi di euro e porre fine all’austerità, sganciandosi dai vincoli di deficit ed ampliando dunque la martoriata spesa pubblica. Ben sappiamo invece che la Troika ed i creditori del Nord si aspettano il mantenimento degli accordi finora stipulati con i precedenti governi ellenici. Se le posizioni davvero rimanessero queste ultime, allora “Grexit” sarebbe l’unica soluzione con ripercussioni che sarebbero una vera e propria incognita senza veri e significativi precedenti storici a supporto. Tecnicamente, entro fine febbraio, alla Grecia spetterebbe la totale copertura del piano di salvataggio della Troika il quale potrebbe essere prorogato fino a quest’estate e senza di esso scatterebbe tecnicamente l’insolvenza. Syriza, questo è ragionevole ritenerlo, chiederà verosimilmente un allentamento del vincolo sul surplus primario ma soprattutto una ristrutturazione del pesante debito pubblico che ha oramai raggiunto quota 320 miliardi, cioè il 175% del Prodotto Interno Lordo. Si discuterà più realisticamente di allungamento delle scadenze, con maggiori margini dunque per la Grecia per misure più “espansive” nel senso di spesa sociale. Una difficile partita a scacchi dunque all’interno dell’Eurozona, in quello che sarebbe un perfetto caso studio di applicazione della teoria dei giochi in economia, con il ruolo fondamentale della Germania che non potrà dimostrarsi dunque inflessibile alle proposte elleniche, pena l’uscita della Grecia dall’Europa con conseguenze dirette anche su di essa. Parte in causa è sicuramente la BCE e appare del tutto sensato attribuire a Draghi il merito di aver agito in prevenzione di un evento che evidentemente, egli ed il suo Board, ritenevano realizzabile. Va ricordato infatti che se la Grecia decidesse di strappare gli accordi finora intrapresi, essa uscirebbe dal raggio di azione del Quantitative easing e dal meccanismo ELA che consente alle banche centrali nazionali di attingere alla liquidità della BCE. Ed è proprio da leggere in chiave QE il mancato panico dei mercati che comunque, va detto, in qualche modo avevano già prezzato le aspettative su possibile vittoria di Syriza alle consultazioni popolari. Il risk-off temuto alla riapertura settimanale non si è infatti concretizzato, con l’Eurodollaro che ha appena ritoccato i minimi di venerdì e i listini asiatici (vedi Nikkei) che non hanno fatto registrare un clima di sell off. Ma è bene essere cauti in quanto il vero banco di prova è rappresentato dall’arrivo della liquidità europea che dunque potrà fornire il vero sentiment del mercato, oltre naturalmente alle voci che si susseguiranno e che proverranno dalla Grecia. Al momento è ragionevole ritenere che i listini europei possano aprire al ribasso e dunque ritracciare, dopo che venerdì non si sono verificate prese di profitto, e che l’Eurodollaro possa, una volta testate le resistenze in area 1,1250/1,13, tornare ad essere venduto in maniera importante. La volatilità attesa resta comunque molto elevata.

EurUsd

Massima attenzione dunque sull’Eurodollaro che, dopo aver testato i minimi appena sotto quota 1,11, è poi salito in maniera importante fino al superamento di 1,12 che dunque potrebbe spingerlo verso l’area che va da 1,1285 e 1,1325 dalla quale poi poterlo rivendere con ottimo rapporto rischio/rendimento. Sotto 1,12, e lo si evince bene da grafico orario, potremmo tornare già ribassisti con contestuale sviluppo di divergenza inversa ribassista prezzo/stocastico in direzione dei minimi verso 1,11.

EurUsd – grafico H1

UsdJpy

Ancora estremamente confusa la price action del cambio ed è sufficiente osservare un grafico giornaliero per evincerlo. Di buona precisione si è però confermato il supporto a 117,30 che ha consentito delle ottime salite a partire da questa notte. La rottura al rialzo di area 117,75 rappresenta un buon input long che potrà proseguire al superamento di 118,10 in direzione 118,35 il quale rappresenta il vero trigger point verso area 118,65/85. Ritorni sotto 118,10 ma evidentemente sotto 117,75 aprirebbero la pista invece a nuove vendite con obiettivi contenuti a 117,55 e 117,25.

UsdJpy – grafico H1

GbpUsd

In primo luogo va monitorata la potenziale divergenza regolare rialzista in sviluppo sul grafico giornaliero. Scenario tuttavia non immediato e che potrà dipingersi timidamente a partire dal superamento di area 1,5055 al rialzo. Area 1,5035/55 rappresenta infatti tecnicamente un’area di vendita, per rivisitazione di 1,4990 e dei minimi a 1,4950.

GpbUsd – grafico H4

AudUsd

Le attese discese sul cambio si sono estrinsecate ed anche in maniera molto tecnica. Chiaro il segnale daily di venerdì con la grande volatilità al ribasso. Price action ora molto sottile che individua, come da grafico orario, a 0,7910 una prima are di vendita verso i minimi a 0,7860 ed estensioni possibili con obiettivi 0,7800/20. Contemplabili dei reverse sopra 0,7910 in direzione 0,7950.

AudUsd – grafico H1

Ger30 (Dax)

Mancate dunque le prese di profitto venerdì che potrebbero articolarsi a partire dalla mattinata, con delle vendite verso 10.500 punti, una volta superata area 10.570 al ribasso. Da lì potremo pensare a nuovi acquisti verso i massimi, mentre sotto quella soglia potrebbe scatenarsi un forte sell off in direzione anche 10.320 punti.

Ger30 – grafico H1

XauUsd (Oro)

Dopo la buona tecnicalità delle ultime due settimane, è tornato a sporcarsi il quadro tecnico del gold. Il grafico a 4 ore appare comunque di buona interpretazione con il presentarsi di area 1.284 come forte supporto e che permette un buon rapporto rischio/rendimento in acquisto verso 1.293 (altra area di acquisto plausibile ma con al limite) e i massimi a 1.305 dollari l’oncia. Se tali massimi dovesse resistere (ci affideremo per questo ai nostri puntuali filtri di price action ed indicatori), ci aspettiamo dei buoni swing ribassisti in direzione 1.270 dollari.

XauUsd – grafico H4

Lunedì, 26 Gennaio, 2015