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Aumento dei depositi a vista suggerisce un intervento della BNS

Martedì, 27 Giugno, 2017


Dati USA e aspettative sulla Fed

By Peter Rosenstreich

Continua ad aumentare la volatilità dei tassi d’interesse sulla scia dei dati disomogenei sull’inflazione e la guidance delle banche centrali assume maggiore importanza. Ciò emerge con la massima evidenza con la Fed. La scorsa settimana i mercati hanno seguito la lunga serie d’intereventi pubblici dei membri della Fed.

C’è chi si aspetta che le maggiori pressioni sul mercato del lavoro spingano l’inflazione (massima fiducia nella Curva di Philips). Altri credono che l’attività ciclica abbia raggiunto un picco e che un dato debole indichi un indebolimento generalizzato dell’economia. È interessante notare, e per noi cruciale, che nessuno dei membri abbia suggerito di aspettare dopo il 2017 per iniziare a ridurre le attività di bilancio. Il vasto spettro di opinioni sui dati USA ha generato un movimento senza direzione per l’USD.

Il calo dei prezzi del petrolio ha fatto però inclinare la bilancia dei prezzi più deboli, spingendo verso una flessione, consentendo però ai titoli tecnologici di apprezzarsi e di spingere al rialzo le borse USA. Continuiamo a credere che a dicembre la Fed alzerà i tassi di riferimento di altri 25 punti base e che a settembre delineerà il processo di riduzione degli attivi.

La Fed sembrerà sempre più pacata per restringere la politica attraverso la riduzione degli attivi, piuttosto che con i tradizionali rialzi dei tassi d’interesse. È improbabile, però, una forza sfrenata dell’USD contro le valute G10, dal momento che i PMI europei continuano a segnalare una crescita più rapida del PIL. La BCE vede in questo sviluppo un’opportunità per procedere con la strategia di uscita dalla politica monetaria d’emergenza (inclusa la riduzione dei suoi acquisti mensili di asset).

Lunedì, 26 Giugno, 2017
 

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