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Aria di parità tra euro e dollaro. Il mercato scambia già 1 ad 1

Mercoledì, 11 Marzo, 2015

Aria di parità. Eccome.
Se l’idea di un possibile cambio 1 ad 1 sulla coppia valutaria euro/dollaro è aperta già da mesi (con Goldman Sachs tra i primi a sostenere tale idea), nel frattempo la parità è progressivamente sopraggiunta per un’altra valuta, ovvero quella del franco svizzero, arrivato a toccare quota 1 nel rapporto USD/CHF.
Ora mancherebbe all’appello l’euro, che già dalle scorse ora ha iniziato una corsa a ribasso alla ricerca dell’unità.

Il Dollaro vince tutto

Mentre il Forex è concentrato sul comprendere quale sarà l’iter percorso dalla moneta unica, a livello di scambi commerciali i prezzi in euro e dollaro sono già contratti al pari e lo shopping per gli Stati Uniti inizia a farsi più conveniente: quello che un anno fa costava X, oggi presenta uno sconto del 25%, cosa che agevola ed agevolerà l’export italico.
Non solo l’euro, ma anche yen, dollaro canadese e rublo hanno perso terreno contro il biglietto verde, che ha guadagnato rispettivamente percentuali circa pari al 2%, al 9% e al 5%.

Ripresa convinta? I dati paiono dire sì…

Dollaro forte e materie prime più convenienti in termini di moneta statunitense: il rafforzamento del dollaro potrebbe spingere ad un’ulteriore fase di debolezza del petrolio e delle altre principali commodities, dando risultati più convenienti per l’industria e per l’impresa.
Se si cerca il perché della forza che contraddistingue di recente la moneta statunitense, tra le principali cause vi è la consistenza dei dati macroeconomici, che hanno mostrato numeri soddisfacenti nel mese di febbraio per quanto riguarda occupazione e posti di lavoro creati. La crescita di questi (eccezion fatta per i salari medi, ancora deludenti), unita ad un GDP che pare tenere il passo con lo sviluppo economico, ha avvicinato la possibilità di un rialzo dei tassi di interesse già dalla seconda metà del 2015 (si ipotizza a settembre), con un’attesa crescente rivolta all’incontro del FOMC del 18 marzo. In tale occasione il board potrebbe eliminare la parola “paziente” dalla forward guidance e rispondere finalmente alla domanda che da mesi attanaglia il mercato, ovvero se l’economia USA reggerà i nuovi ritmi.

Mercoledì, 11 Marzo, 2015
 

 

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