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Etf sui bond high-yield, preoccupazioni ingiustificate

Giovedì, 23 Giugno, 2016

L’interesse degli investitori verso le obbligazioni ad alto rendimento è cresciuto a un ritmo forsennato nell’ultimo decennio, spinto dalla politica monetaria ultra accomodante del dopo crisi, all’origine della cosiddetta “ricerca di rendimento”.

Gli Exchange traded funds hanno giocato un ruolo chiave nel fornire accesso a questo angolo piuttosto opaco del mondo a reddito fisso e, anche se minore rispetto ad altri strumenti d’investimento, la visibilità dei replicanti obbligazionari high-yield, strumenti molto scambiati tra gli investitori, li ha resi un bersaglio facile per tutti i tipi di preoccupazioni. In particolare, alcune domande sorgono regolarmente circa la loro capacità di operare in scenari di stress.

Uno degli equivoci più comuni quando si tratta della liquidità di un Etf è pensare che ogni acquisto o vendita di una quota del fondo abbia necessariamente un impatto sul mercato sottostante. In altre parole, spesso si crede che ogni volta che un investitore acquisti o venda un Etf obbligazionario ad alto rendimento, l’emittente stesso debba acquistare o vendere i titoli che compongono il portafoglio replicato. Tuttavia, non è così.

Gli investitori in Etf operano sul mercato secondario, acquistando e vendendo quote di replicanti esistenti, come si fa per le singole azioni ordinarie. Questo crea un ulteriore livello di liquidità che può essere molto utile nel caso di esposizioni al reddito fisso.

Solo quando vi è uno squilibrio nel rapporto tra domanda e offerta sul mercato secondario, un gruppo selezionato di market makers, noti come “partecipanti autorizzati”, interagisce direttamente con l’emittente dell’Etf per creare nuove quote o riscattare quelli esistenti. Questa è l'attività sul mercato primario che ha un impatto diretto sul sottostante, nel senso di dover acquistare o vendere i titoli (obbligazioni o azioni) che compongono il paniere replicato.

Lunedì, 13 Giugno, 2016
 

 

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