Borsa IstanbulTra il 2010 ed il 2011 la Turchia aveva registrato una crescita dell’8,5%-9%.
Nel 2012 la Borsa turca ha vissuto un exploit formidabile, con l’indice in crescita del 40% e l’Msci del 60,5%, continuando a crescere nel volume degli scambi con l’estero.  
Grazie alla sua rivoluzione economica, il governo di Ankara sembrava divenire sempre più appetibile anche per la Ue. 
In quegli anni il Pil era triplicato grazie all’aumento degli investimenti esteri; il reddito pro capite passava da 3.500 dollari del 2003 ai 10mila del 2012.
A partire dalla fine del 2012, la Turchia iniziò a registrare un rallentamento, bloccando la sua soglia di crescita al 3%. 
Gursel, direttore di un importante dipartimento di ricerche economiche e sociali, ha espresso il suo timore nei confronti di un’ipotetica recessione.
Nei primi mesi del 2016 l’economia turca riprende a correre con un Pil del 3,8%.
Il Pil turco ha accelerato crescendo dal 3,9% al 5,7% annuo.
 A favorire la ripresa di Ankara sono i due fattori del calo del prezzo del petrolio e la decisione della Federal Reserve di rinviare l’aumento dei tassi:il calo del dollaro rende i mercati emergenti appetibili agli investitori che,secondo Bloomberg, hanno investito 41 milioni di dollari in asset turchi, azioni e debito.
Colpo pesante alle entrate di valuta estera del paese, i recenti attentati terroristici.Il turismo rappresenta infatti il 6,2% della Pil turco e l’8% degli occupati. 
Scettico l’economista Seyfettin Gursel che ha recentemente affermato che dopo il terremoto politico provocato dalle dimissioni del primo ministro Ahmet Davutoglu, nel futuro della Turchia si prospettano shock economici.